La Nuova Pescara può nascere in sei mesi di lavoro fatto di dedizione e condito da volontà partecipativa e coinvolgente. Servono esperti superpartes, servono intelligenze capaci di immaginare la relativa progettualità che deve travolgere di entusiasmo e di convenienze tre città e i loro abitanti, non servono le falegnamerie delle Commissioni che sino a oggi hanno prodotto solo preoccupazioni su quante strade si chiameranno via Roma o sull’importanza di registrare l’audio delle riunioni conviviali per la redazione di paginette verbalistiche

La strada in realtà è già tracciata, e ce la ricordano ogni giorno la natura, le origini, le propensioni e i talenti di Pescara, Montesilvano e Spoltore. Noi dobbiamo solo immaginare ciò che va reso possibile, individuando le professionalità che abbiano attitudine e rispetto per l’obiettivo voluto dai cittadini che hanno votato per la nuova città, vanno individuati non solo i servizi da unificare, ma i progetti che possono nascere da questo processo e che riguardano la qualità della vita dei tre territori, perché se ci sono i progetti poi le risorse si trovano e arrivano. L’attuale classe dirigente non ha saputo sfruttare l’occasione del PNRR, non possiamo perdere gli altri treni nascondendoci dietro ‘il non si può fare’ o il ‘non l’hanno mai fatto prima’. Anche l’eventuale rinvio della scadenza al 2029 sarebbe un fallimento e una sconfitta

Sicuramente la fusione delle tre città comincia pacificatamente con quella delle tre amministrazioni, realizzando agevolmente il componimento degli elementi amministrativi, organizzativi, patrimoniali, demaniali, tecnologici, contabili e di contenzioso. Poi dobbiamo

interrogarci ulteriormente:

  1. Quali sono le grandi iniziative in corso per ciascuna delle tre città costituenti la Nuova Pescara?
  2. Come si può pensare e strutturare la specializzazione territoriale delle tre provenienze urbane?

Per rispondere dobbiamo osare, arrivando fino all’ambizione della fusione delle tre città, affinché non sia solo una operazione burocratica, ma sia democratica, territoriale, sociale, culturale, politica e di elaborazioni urbane. C’è bisogno di determinare un cantiere che riguardi nuovamente la cittadinanza, con l’intero della sua domanda di vita relazionale, sociale ed economica. Per farlo dobbiamo chiederci: qual è il di più, originale, che concretizza e poi viene garantito dalla nuova città?

La risposta, a mio avviso, arriva dallo studio delle peculiarità territoriali e dalle riflessioni interrogative:

  • i territori delle tre città che specializzazione pongono sul tavolo per se stessi? Il territorio della comunità di Spoltore, della comunità di Montesilvano e della comunità di Pescara, come si compongono, senza rinunciare alla congiunzione delle ambizioni? Quale tipo di specializzazione funzionale e moltiplicatrice realizzano?
  • Le opere strategiche messe in programma dalle tre amministrazioni preesistenti che fine faranno? Avranno poi, le più dotate di queste, una capacità di “infrastrutturare” la nuova città?
  • È immaginabile nella nuova città un rapporto meglio sistemato tra vuoto urbano e costruito risalente o recente?
  • È immaginabile che la nuova città abbia un coefficiente di vuoto urbano, rispetto alla sua estensione totale?
  • Si può rigenerare la Città Nuova, in ragione degli spazi già costruiti dalle tre preesistenti comunità? Una direttiva Case Green su misura della nuova città, chi potrebbe non gradirla? Poi vediamo come finanziarla.
  • Rispetto alla consistenza attuale delle comodità offerte dalle tre amministrazioni a favore dei cittadini, la nuova città quale agibilità e semplicità in più offre per i progetti di vita che deliberano di insediarsi a Pescara?
  • La decisione pubblica della nuova città, come risulta più efficace, efficiente e capace di essere generativa? C’è un precedente seppellito, purtroppo, al tempo nel Decreto del Fare (D.L. n. 69/2013, art. 37), che possiamo far tornare in vita. Chi è in disaccordo consapevole?
  • La nuova città, inoltre, come può diventare la realtà delle procedure sperimentali, mai rinunciatarie, della PA?
  • La nuova città che rapporto ha con la notte? È pensabile una città aperta di notte? Che meccanismi di premialità utilizzare per averla funzionante e sicura anche di notte?
  • Per ri-centrare la città è immaginabile decentrare le scuole, facendo in modo che le famiglie possano ritrovarsi all’ingresso e all’uscita, salutandosi e trattenendosi, tra segmenti differenti di generazione? Oggi è sostanzialmente impossibile in ragione dell’attuale contesto di affollamento impeditivo urbano.
  • Le zone artigianali di Spoltore, Montesilvano e Pescara, come possono essere riunificate e concepite in una continuità a-territoriale?
  • È pensabile che questa città si faccia riconoscere da un coefficiente di metri quadrati di impianti sportivi funzionanti, di dotazione per i nostri compagni a quattro zampe e di piste ciclabili per il recupero della lentezza dei nostri spostamenti? Possiamo costruire una Città Capitale del tempo liberato?
  • È immaginabile che la nuova città finalmente affronti e superi il tema del convogliamento delle acque bianche, evitando che appesantiscano il ciclo idrico delle acque usate, determinando costi insopportabili per l’attuale dotazione depurativa?
  • È immaginabile che nello Statuto della città assuma la qualificazione di bene irripetibile e intoccabile, il recupero della integrità, nel senso della qualità, delle acque dolci dei fiumi
    Pescara e Saline?
  • È immaginabile una Città nuova dotata di gallerie intelligenti per la razionalizzazione del nostro sottosuolo in favore dei cittadini e dei servizi?
  • È immaginabile assumere un coefficiente del territorio di campagna in relazione al territorio abitato, per la riuscita durevole e sostenibile di questa città nuova?
  • È immaginabile una città che non faccia distinzione tra residenti tradizionali e residenti quotidiani, nel senso del diritto ad essere informati, partecipare attivamente, avere ingresso consapevole nelle procedure decisionali, diritto di proposta? È possibile un diritto al Question Time digitale anche per i residenti quotidiani?
  • È immaginabile un diritto di recall per le moltitudini di cittadini da quantificare, purché portatori di interessi, rispetto a gestioni decisionali prive di intelligenza urbana, nel senso che ledono i beni irripetibili della comunità?

La risposta ai quesiti consente di disegnare la strada per costruire in soli 180 giorni una città nuova, interessante e dotata di quella iniziativa del fare capace di calamitare risorse e lavoro, posti di lavoro e cantieri, utilità e bellezza

Il Messaggero
I fatti e le opinioni

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