Non saranno le bancarelle di Natale a salvare l’economia di Caramanico, innaturalmente priva delle sue terme. Non sarà l’isolamento indotto della Provincia come Ente a garantire la sicurezza degli automobilisti che percorrono la strada provinciale 64 da Abbateggio a Roccamorice. Servono impegno, conoscenza, capacità di ascolto e di previsione, visione progettuale e soprattutto la volontà di cercare in maniera appassionata le risorse necessarie, anche bussando alle straordinarie porte romane, così come si è fatto per traghettare su Pescara Nuova 105 milioni di euro o per allungare la pista aeroportuale finanziata per tempo che resta sempre uguale a sè stessa, nonostante la ginnastica comunicativa.
Se la difesa del territorio e delle aree interne è ormai delegata al grido d’aiuto innocente dei Comitati cittadini che con timore si rivolgono alle Istituzioni anziché riscontrare l’alleanza delle Amministrazioni preposte, ciò che è loro diritto, allora vuol dire che la situazione è grave e, contraddicendo Flaiano, è anche seria. Caramanico, con la sua congenita capacità produttiva e attrattiva, sta ormai morendo perché ha perso il suo aggettivo qualificativo: Terme non era una virgola, non era un accento caduto male, era la qualificazione stessa del territorio come accade per Fiuggi, per Ischia, come accade oggi, paradossalmente, anche per Popoli che ha cambiato nome per fregiarsi del titolo, Popoli Terme, che gli deriva da un patrimonio naturale immenso. Ma se Popoli risorge, non certo per il suo ospedale, ma per quelle Terme, Caramanico affonda nelle sabbie mobili.
Che vuol dire se per sette volte l’asta immobiliare per la vendita delle strutture va deserta? Che vuol dire se quel prezzo originario, pur riducendosi, non attrae acquirenti interessati? E che vuol dire se la Regione Abruzzo è stata costretta a emettere un bando a parte per la concessione delle sorgenti sulfuree con risultati dubbi? E come si pensa di far funzionare quelle sorgenti senza strutture di servizio annesse? A mio giudizio significa semplicemente che le procedure adottate hanno perso di validità e di efficacia convincente. Significa che gli uffici competenti non hanno più quell’apertura progettuale capace di approfondire le norme e congetturare, mettendo in piedi procedure e attività.
Vuol dire che quando una Regione non ha più strumenti deve avere il coraggio di autocommissariare gli uffici vinti dalla pigrizia per ricorrere a strumenti di portata eccezionale, perché l’obiettivo non è trascinare il fardello, perdendo pezzi, ma trovare spalle utili per sollevare il problema e individuare soluzioni tempestive.
I fondi risalenti destinati alla coesione dei nostri territori sono in pancia da troppo tempo, cosa si aspetta per accompagnare alla procedura fredda delle aste giudiziarie almeno 20 milioni di euro dedicati, per rigenerare il distretto turistico termale di Caramanico? Voglio ricordare che più di 1 miliardo di euro di risorse sono in attesa di assegnazione progettuale, non necessariamente con i cruise delle mance amicali, poiché queste ultime hanno già sporcato in abbondanza i fascicoli della Regione, con una generale responsabilità individuale.
I pezzi che oggi Caramanico sta perdendo sono la sua economia, quelle micro-attività che da sempre hanno costituito l’ossatura e la bellezza del piccolo borgo, il pizzicagnolo, il salumiere, il tabaccaio, piccole realtà che fanno parte del paesaggio stesso. Sono quelle piccole start up che negli anni hanno generato realtà come il Parco Avventura, o è la stessa piscina comunale che sono rimaste chiuse per tutta l’estate. E gli Organi di Governo non possono stare a guardare trincerandosi dietro quella procedura fallimentare che dopo cinque anni è un pretesto che denota indifferenza, o anche paura di agire, di intervenire, di ‘intromettersi’. Una Regione composta da diligenza non può assistere alla morte di un territorio pensando che quattro bancarelle natalizie tra due mesi saranno sufficienti a dragare risorse necessarie per una sopravvivenza di 365 giorni.
Per questa ragione serve convocarvi affinchè si attivi una iniziativa sostanziale in una vicenda che evidentemente non può più essere gestita con strumenti ordinari. Così come sottoporrò alle attenzioni di tutti il problema del dissesto stradale di quell’asse strategico per il turismo religioso della provincia pescarese, la strada provinciale 64 che collega Abbateggio a Roccamorice, Paese degli Eremi. Il dissesto idrogeologico delle aree interne non può continuare a essere la piaga verminosa che il medico pietoso fa finta di non vedere, in attesa della prossima frana o alluvione.
Non saranno quattro blocchi di cemento a restituire vivibilità e accessibilità alla provinciale.
Da Vicepresidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico affronterò la questione su Tavoli istituzionali che devono avere la capacità di impresa sul territorio.

