Dal quotidiano Il Messaggero

PESCARA – Luciano D’Alfonso caterpillar (quei grandi mezzi cingolati utilizzati in edilizia e per i lavori stradali) non è proprio una novità in campagna elettorale. Il senatoreh uscente del Pd, candidato nel plurinominale della Camera, è già in viaggio da giorni verso le urne. E intanto riassume l’attività dei quattro anni trascorsi a Palazzo Madama, interrotti bruscamente dalla caduta del governo Draghi. Un mandato esercitato nella carica di presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato che lo ha visto protagonista anche di numerose iniziative di legge. Tra queste, la riforma della giustizia tributaria «che – spiega – oltre a mettere al riparo 24miliardi di euro che non dovremo restituire, ristabilisce la giustezza del rapporto fra contribuenti onesti e ordinamenti, garantisce la piena valorizzazione delle istanze proposte in ricorso dai contribuenti, rende certo l’onere della prova rispetto al complessivo ordinamento tributario».


L’altra iniziativa parlamentare messa a segno dall’ex sindaco e governatore della Regione riguarda la giustizia penale, argomento che le vicende personali del passato hanno spinto D’Alfonso ad “approfondire” anche negli aspetti ritenuti meno rilevanti per l’opinione pubblica. Come? «Azzerando progressivamente – spiega – il sentimento di paura, tramite il prezioso ausilio della registrazione per chi viene ascoltato come persona informata dei fatti». Un passaggio delicatissimo nelle indagini di polizia giudiziaria, in cui a chi viene chiamato a testimoniare su fatti, persone e circostanze, non è consentita né la presenza del proprio avvocato, né di avvalersi della facoltà di non rispondere.

D’Alfonso ricorda anche le norme, a sua firma, che hanno portato alla regolamentazione del sottosuolo, in particolare per ciò che riguarda la collocazione degli impianti a metano, e il supporto al premio Nobel della Fisica, Parisi, «affinché abbia – osserva – le migliori collaborazioni nella sua importante attività di ricerca».

Poi, per quel che riguarda il territorio abruzzese, il Prg di Atessa e la nazionalizzazione del porto di Vasto. E a proposito dell’Abruzzo, il senatore dem ricorda che il solo Pnrr, sul quale stava lavorando il governo Draghi,«vale 3miliardi di euro che prenderanno forma di diritti. Non serve – avverte D’Alfonso – ridiscutere tutto, ma mettere in esercizio quello che abbiamo».
Questione che riporta al punto di partenza: la caduta del governo Draghi, prima voluta dal Movimento 5 stelle e poi sottoscritta dal centrodestra con la spallata decisiva all’esecutivo. «Tutto questo – ricorda D’Alfonso – dopo la precedente azione di governo caratterizzata dalla negazione del dato esperenziale e di competenza, sacrificati al mantra dell’uno vale uno».

Quanto alle cose da fare, il candidato del Pd ha già messo insieme un bel po’ di appunti nella sua agenda, partendo dal caro bollette: «Occorre determinare un limite invalicabile che vada oltre il costo di sistema, rendendo altresì facile l’autoproduzione energetica». Altro punto: «Adoperarsi perché il reddito da lavoro sia alleggerito dai carichi fiscali». Quanto alle infrastrutture strategiche per il rilancio del territorio, la ricetta per la Pescara-Roma è: «Utilizzare pienamente tutte le risorse destinate al nuovo tracciato ferroviario, senza rinnegare i progetti delle imprese e facendo sì che le abitazioni private, progetti di vita delle persone, non siano abbattute». Altro tema: «La ricontrattualizzazione degli insegnanti, i bisogni che possono diventare diritti nella fora applicativa delle norme – osserva ancora D’Alfonso – ma con la consapevolezza delle priorità, di ciò che urge».

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