Buongiorno Senatore, eccoci qui io a fare domande e lei a dare risposte anche su temi non sul “piatto” quando le chiesi di fare questa intervista. Eravamo nel bel mezzo dell’ultima ondata di pandemia ed alla vigilia dell’elezione del presidente della Repubblica. Eravamo speranzosi di un futuro prossimo pieno di belle speranze e rilancio del paese che viaggiava oltre il 6%; oggi abbiamo dinanzi a noi uno scenario completamente diverso. Abbiamo la Guerra in Europa, che nessuno immaginava potesse più avvenire ed invece ci siamo dentro che più dentro non si può.
Perché sono state inascoltate le richieste di Mosca o i lanci minacciosi avvenuti attraverso le parole di Putin nei mesi scorsi?


Perché non solo si è indebolita la politica dentro le mura degli Stati, ma si è indebolita anche la politica estera nella sua capacità di ascolto delle comunità. Non è vero che la politica estera è appaltata alle Cancellerie: è un fatto delle collettività e del pianeta.


Come ne usciremo? Più forti? più deboli? Più preoccupati sicuramente, tutti gli Stati corrono a riarmarsi..si torna alla Guerra Fredda?


Su come ne usciremo, dico intanto pensiamo a uscirne vivi. Per ora siamo come dentro un tunnel, la luce in fondo non la scorgiamo ancora è vero, ma sono convinto che ci sia un’uscita di sicurezza da guadagnare e che sia una soltanto: tutto dipenderà da quanto si riuscirà a riconfigurare una geometria internazionale che sappia vedere non più due campi contrapposti, ma piuttosto un solo campo che, poi, è quello dei diritti e dei doveri di umanità. Non si possono mantenere in vita le categorie dell’800 di amico/nemico. Che il campo debba essere unico e il fronte comune, ce lo ha dimostrato la pandemia che ha tolto 6 milioni di vite umane e non ha fatto certo distinzioni di Stati o di bandiere nazionali.


L’Italia era nel bel mezzo di una ripresa anche se la pandemia ci aveva costretti tutti a ripensare la propria vita: le aziende ad apportare modifiche produttive, la gente ai propri stili di vita, la politica alle nuove condizioni di pensiero e di azione, come ad esempio l’accelerazione sul tema dell’ambiente e del sociale. Si andrà sicuramente avanti su questa strada ma oggi è tutto stravolto come se fosse passato in secondo piano. Non avverte anche lei un certo sbandamento? Una stanchezza del popolo a continui “ritardi” di ritorno alla normalità?


Quello che lei dice è fuor di dubbio. Dal 2020 viviamo una condizione eccezionale: abbiamo patito una rottura di civiltà prima con la pandemia e adesso, nel terzo millennio, addirittura l’esperienza di una guerra in Europa che non si sa come debba essere composta. Perché se Putin vince è un disastro, se Putin perde è un disastro: dobbiamo trovare la maniera per far pareggiare Putin. Ci dovrebbero pensare la cultura della pace e della diplomazia, sapendo che le ragioni per il conflitto non ci dovrebbero essere non solo valorizzando la nostra Costituzione, ma ascoltando i cuori e gli animi delle persone: non c’è ragione per arrivare a un conflitto, né c’è ragione per continuarlo, perché non c’è nulla da vincere.

Veniamo al nostro Abruzzo: finalmente si iniziano a vedere i risultati del Masterplan, che lei siglò al Castello a L’Aquila con l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi: 1miliardo e mezzo di euro per 77 interventi e 368 cantieri. A questo vanno aggiunti tutti gli altri investimenti realizzati dalla sua ex Giunta regionale. Quali sono i lavori in corso o quelli conclusi di maggiore importanza?


La stagione della raccolta dei frutti dei 1500 giorni della mia Giunta regionale è entrata nel vivo già da un po’ e prosegue con forza, nonostante alcuni ostacoli costruiti, qua e là, a bella posta dalle forze politiche che sostengono il Presidente Marsilio che per colpire me e il centrosinistra fanno solo del male agli abruzzesi. Penso, per esempio, al ritardo clamoroso dell’avvio dei lavori per la valorizzazione turistica del comprensorio “Passolanciano-Maielletta” programmati dalla mia Giunta con 20 milioni e 200 mila euro di fondi Masterplan. Per fortuna, dopo le sonore proteste dei sindaci e degli operatori del comprensorio dello scorso Febbraio, la Regione ha assicurato le prime gare d’appalto entro l’estate: li prendiamo in parola.
Ma le buone notizie prevalgono. Solo per restare a Pescara e provincia, poche settimane fa ,si sono conclusi i lavori della nuova caserma dei Carabinieri da quattro piani di Manoppello che avevamo finanziato con 900mila euro e si stanno avviando a conclusione quelli della nuova caserma di Loreto Aprutino finanziata con 700mila euro. Anche l’ultima fase dei lavori di restauro e di consolidamento della Chiesa di Sant’Antonio a Pianella sono stati finanziati con 350mila euro di fondi Masterplan. Superano i 570 milioni di euro i finanziamenti lasciati in eredità in provincia di Pescara, l’elenco delle opere realizzate o in via di esecuzione è corposo: il nuovo sistema depurativo di Pescara (32,5milioni), i lavori di deviazione del porto canale di Pescara e di completamento dei due moli guardiani (16milioni), l’allungamento pista aeroporto di Pescara per i voli intercontinentali (16 milioni), i lavori di recupero delle aree esterne, dei percorsi di accesso, dei parcheggi e degli spazi verdi del Volto Santo di Manoppello (2 milioni), il completamento dei lavori nell’oratorio di Sant’Antonio ad Alanno. Ma gli interventi sono in corso in tutta la Regione, in ogni provincia, dai lavori di restauro della fortezza borbonica di Civitella del Tronto, dove l’Unità d’Italia arrivò clamorosamente con tre giorni di ritardo sulla data ufficiale, al recupero funzionale dell’ex manicomio di Teramo, agli interventi nel Polo agro bio veterinario sempre a Teramo. Gli interventi per i porti di Ortona e di Vasto. La messa in sicurezza delle viabilità provinciali e delle scuole in tutta la Regione. I cantieri sono davvero tanti e spero che quelli che ancora attendono il taglio del nastro non debbano patire altri sgambetti dispettosi.


Oggi in Abruzzo si parla tanto del raddoppio e della velocizzazione della linea ferroviaria Pescara- Roma che ritengo di fondamentale importanza per la nostra Regione, ma come questa linea, non sarebbe auspicabile anche far rientrare i nostri 150 km di autostrada A14 nella progettazione e realizzazione della 3a corsia? I tempi sono maturi, non trova? Il traffico è pari a quello delle Marche….

Assolutamente si. La realizzazione della terza corsia è senz’altro auspicabile. Serve determinare una nuova funzionalizzazione dell’autostrada A14 e anche dell’A24/A25 che è ormai arrivata al suo fine vita tecnico. In Abruzzo ci sono almeno dodici milioni di passaggi l’anno: non può essere che le nostre autostrade determinino intralcio e perdita di efficienza nelle esistenze di chi le percorre esponendole, peraltro, a tassi elevatissimi d’incidentalità e addirittura di mortalità.


Viviamo ormai in una “società liquida” dove i valori e la loro ricerca latitano, dove nessuno si riconosce più in niente e nessuno; si vive di stereotipi labili e passeggeri, il voler apparire e non il voler essere.
La politica, il sindacato tutto (quello dei lavoratori, delle imprese, degli artigiani e dei commercianti etc etc) in piena crisi di identità. Di chi è la colpa? Tutti sentono nessuno più ascolta, la distanza tra la gente e chi “governa” è ai massimi storici.
Andreotti diceva “ quando e se arriveremo ad una percentuale di votanti pari al 40% dovremo preoccuparci perché significherà che abbiamo fallito come governanti del popolo”. Ci siamo molto vicini. Cosa si può fare? Cosa si deve fare?


La radice della disaffezione alla politica sta nei rapporti tra i cittadini e la pubblica amministrazione e nella percezione negativa che hanno di essa, specie riguardo all’assenza di parità di condizioni e alla delusione per la scarsezza dei risultati. Lei mi chiede cosa si può fare. Dobbiamo innanzitutto dare verità alle azioni istituzionali, dobbiamo determinare un recupero di velocità nella decisione pubblica. La pubblica amministrazione non deve essere il luogo della inimicizia del cittadino. Quest’anno ricorre il bicentenario della nascita di Silvio Spaventa, lo straordinario patriota e statista abruzzese che tanto contribuì a fare l’Italia e che, ancora oggi, continua a indicarci la strada maestra nell’azione di governo. Spaventa spese tutta la sua vita di politico e di Ministro, nell’Italia appena unita, per tenere a bada lo strapotere arrogante della Pubblica Amministrazione che si gonfia, invade e opprime i cittadini, battagliando piuttosto per una Funzione Pubblica che sapesse infrastrutturare continuamente il rapporto di fiducia con la popolazione, garantendo a tutti i cittadini prossimità e parità di condizioni. Disse una volta Spaventa: “Non sono tanto i programmi che distinguono i partiti, quanto lo spirito diverso che li muove a ricavare effetti diversi”. Ecco, recuperiamo quello spirito come un carburante e come mi piace dire “mettiamo a motore” un Abruzzo più veloce, più intraprendente, più connesso e più vicino. Vedremo rifiorire la nostra identità di “governanti” a servizio del popolo. E le distanze si accorcerebbero gradualmente. Ascolto dopo ascolto, decisione dopo decisione, azione dopo azione, la gente ci guarderebbe via via con minor sospetto e con più apertura di credito.

Ultima domanda sulla Grande Pescara.
La gente la vuole, l’ha votata, la politica non la vuole. I campanilismi politici contro l’apertura mentale e culturale della gente che non capisce e non riesce più a seguire chi li governa. Cosa accadrà? Quando e come? Dai governanti la gente aspetta risposte, decisioni, scelte. Si aspetta che chi li governa faccia si che tutto funzioni a meraviglia e per il bene comune ed invece assiste a rimandi ed a litigi continui. Tutti hanno risposte ed “idee” ma nessuna rispecchia quello che la gente attende e vorrebbe. Ad esempio cito solo alcune criticità che Pescara ha e che per le quali si attendono risposte da anni: Le Naiadi, il cementificio, la Cogolo, le aree di risulta, il porto canale, il depuratore, che seppur lei lo ha fatto raddoppiare di portata quando era alla guida della Regione Abruzzo, ha una capacità pari alla metà del reale fabbisogno, il teatro, i parcheggi di scambio in periferia per evitare che le 120.000 auto che quotidianamente raggiungano ed intasino il centro città….insomma di risposte la città ne attende


Il progetto di fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore va portato a compimento perché nel 2014 lo hanno deciso centomila cittadini adriatici autoconvocati. Sulla polemica di questi mesi che riguarda i tempi della sua realizzazione, ho espresso una posizione chiara: il problema non è la data di arrivo. Il 2023? Il 2024? L’importante è che non si faccia il rinvio per il rinvio, come scusa per non organizzare la Città Nuova nel migliore dei modi possibili. L’importante, insomma, è non fare come Gian Burrasca che rimanda la verifica per non fare i compiti. Ecco perché dico: l’unica data che non si deve rinviare è quella d’inizio del gran lavoro che va fatto, per non dare vita alla città sbagliata dei prossimi cento anni.
Per quanto mi riguarda, ho pensato di mettere la mia esperienza e il mio impegno a disposizione dei tre livelli del progetto di fusione. Il primo è quello delle risorse: in Parlamento con un lavoro di squadra bipartisan abbiamo raggiunto il risultato straordinario di 90 milioni di euro in dieci anni, a cominciare da quest’anno, destinati a sostenere la nascita e “l’infanzia” della Nuova Pescara. L’altro livello che sto stimolando è squisitamente tecnico ma non burocratico, e attiene a quel lavoro di intelligenza politica e amministrativa che richiede il ripensamento di tre diverse tradizioni amministrative. Si tratterà, ad esempio, di allineare i linguaggi contabili e tecnologici dei tre Comuni. Un lavoro di convergenza che potrebbe avvalersi anche della creazione di un Ufficio appositamente dedicato dalla Regione Abruzzo ad accompagnare la complessità di questa operazione che non ha precedenti.
L’altro aspetto, senza il quale i primi due restano vani, riguarda la sostanza del progetto di fusione: non basta redigere uno Statuto, occorre infrastrutturarlo concretamente con un progetto e una visione politica che sappia esaltare le vocazioni dei tre comuni e avviare davvero una nuova era urbana per 200mila cittadini e per tutti coloro che la Nuova Pescara potrà finalmente attrarre, rendendo propizio il loro tempo nei settori della formazione, del business, del turismo, della salute e delle attività culturali. In un suo epigramma, Ennio Flaiano diceva che vivere o guardare cose che non valgono il tempo di essere vissute ci rende infelici. E’ verissimo. E Il primo step perché una città smetta di generare tristezza passa dalla conoscenza dei mali che l’affliggono. Per questa ragione, a metà marzo ho affidato a una squadra di “pensatori” e a molte decine di cittadini volenterosi l’elaborazione di un inventario dei problemi dei tre territori che faccia da apripista alle soluzioni che, poi, toccheranno ai decisori della Nuova Pescara, come si faceva nel ‘900, quando i partiti politici e i sindacati realizzavano una fotografia dei problemi, una gerarchia della priorità e un programma di soluzioni. E’ un appello che rivolgo anche ai lettori di “Lacerba” che vivono a Pescara, Montesilvano e Spoltore, quello di arruolarsi come “sentinelle” dei problemi o di suggerire persone in grado di segnalare quelle esigenze ignorate, nascoste o dimenticate che devono assolutamente emergere. Chi è interessato può rivolgersi direttamente alla mia Officina di via dei Marrucini, a Pescara, troverete me o qualcuno dei miei collaboratori ad accogliervi.

La ringrazio per avermi concesso il suo tempo ma credo anzi sono certo che le sue risposte sono risposte che la gente aspettava e leggerà molto volentieri questo suo intervento.


Sono io che ringrazio voi per l’ospitalità che mi avete concesso. E consentitemi di rivolgere le mie congratulazioni all’editore e a tutta la redazione e ai collaboratori del mensile “LACERBA” che, ho notato con ammirazione, ha festeggiato lo scorso anno le sue nozze d’argento con la popolazione dell’area vestina, un legame ultimamente aperto anche con i territori di Pescara, Montesilvano e dell’intera Val Pescara. Ad maiora!

Intervista di Luca Piersante della rivista Lacerba

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