Dal quotidiano Il Messaggero di Saverio Occhiuto

Il vero ostacolo è pietrificato lì secondo Luciano D’Alfonso: l’articolo 16 dello Statuto di PescarAbruzzo, là dove si affida alla stessa Fondazione (comma 12) il compito di verificare, attraverso controlli periodici, che i soggetti designati siano «rappresentativi del territorio e degli interessi sociali». Per il senatore dem questa norma, che da quasi 26 anni consentirebbe a Nicola Mattoscio di restare al comando della ricca Fondazione di origine bancaria, è «la negazione del principio di libertà espressiva della società». La prima richiesta dell’attuale presidente della Commissione Finanze e Tesoro di Palazzo Madama è proprio questa: la modifica di una regola «che – osserva – sembra scritta dall’automatismo di una intelligenza artificiale tecnologica, perché mi rifiuto di pensare che la sensibilità culturale del professor Mattoscio, ma anche di altre realtà della Fondazione, abbia potuto consentire una simile violazione dei principi liberali».
Come dire: controllore e controllato non possono essere la stessa cosa.


Ma ieri mattina a Pescara, con alle spalle la suggestiva tela de La Figlia di Iorio, D’Alfonso non si è fermato a questo e si è profuso in una serie di dotte citazioni nel palazzo della Provincia che lo vide come Principale inquilino all’età di soli 29 anni (fu il più giovane presidente della Province d’Italia), partendo dagli aspetti “etici” della questione. Con accanto un libro di San Benedetto da Norcia e il manuale che disciplina la vita delle Fondazioni, ha fatto un primo richiamo al presidente Mattarella, «che allo scadere dei sette anni – ha detto – non andrà a insediarsi nella carica di Segretario generale del Quirinale». Un chiaro riferimento all’alternanza di ruoli (una volta presidente, un’altra direttore generale) che consente a Mattoscio di guidare ininterrottamente PescarAbruzzo dal 1996. E già che c’era il senatore ha proseguito nei riferimenti sacri citando altri tre santi abruzzesi: San Giovanni da Capestrano, San Bernardino da Siena e San Giacomo della Marca «che hanno illuminato la vita della nostra comunità spiegandoci che gli incarichi devono essere a termine».

«E’ un testamento – ha continuato il senatore – che questi santi ci hanno lasciato già nel 1.500, ancor prima della Dottrina giuridica, per evitare la coincidenza tra persone fisiche e persone giuridiche. Altrimenti c’è identificazione piena tra le due figure». Ma, per D’Alfonso, PescarAbruzzo «è più grande di chi l’amministra a tempo». E a questo proposito cita le sentenze della Corte di Cassazione del 2003 «là dove si afferma – spiega – che le Fondazioni di origine bancaria sono espressioni delle libertà sociali. Non coincidono con nessuna realtà puntuale». Poi il senatore viene all’altro punto: le contestazioni rivolte a Mattoscio per il diniego di contributi a realtà importanti della città, come la vecchia Filanda, sollecitate da un cartello di 23 associazioni, e il Ceis di Anna Durante, che ha rischiato il pignoramento della sede per mancanza di fondi: «Non può esserci spazio – ha osservato ancora D’Alfonso – solo per cultura, design e beni culturali. Tra i compiti delle Fondazioni c’è l’assistenza alle categorie sociali, ai più deboli. E i dati ci dicono che in questa città ci sono 6.000 nuovi poveri causati dall’emergenza Covid». Il senatore offre la parte più pittoresca dell’incontro con la stampa in un altro passaggio: «Vedete, se dovessi spiegare a mio figlio cosa deve essere una Fondazione di origine bancaria, gli direi che non deve somigliare a Frankestein e Mister Hyde, ma deve assomigliare a Eta Beta dentro delle mura e a Biancaneve fuori. Biancaneve – spiega –
che viene in aiuto ai sette anni, morbida, rassicurante, mai infastidita e stizzita dalle iniziative poste dai creativi, dalle associazioni, dal mondo del volontariato e del Terzo settore che chiede, proprio come i sette nani, di occuparsi di loro. Di ciò che accade attorno al dolore».

E ancora un’altra citazione, quella di Giuseppe Capograssi, l’accademico esperto di filosofia del diritto, «il quale ci ha insegnato – ricorda D’Alfonso – che la solidarietà e la cultura non sono affari dei poteri, ma delle comunità e delle società». Il senatore insiste: «Evitare la coincidenza tra persone fisiche e amministrazione. Altrimenti – avverte – si commettono atti impuri. E noi dobbiamo lavorare per regole chiare». Così ne mette subito una sul tavolo, la più lesiva per Mattoscio: «Dopo due mandati a casa. Al di là degli incarichi di controllo e di amministrazione che si assumono». Il senatore riconosce tuttavia i molti meriti della Fondazione nel lungo periodo della gestione Mattoscio. Fra le varie opere cita il Ponte del Mare, che PescarAbruzzo contribuì a realizzare proprio quando D’Alfonso era sindaco della città. E l’Imago Museum, inaugurato nel settembre scorso alla presenza del presidente Mattarella: «Ma no – dice – al piano sopraelevato nella ex sede del Banco di Napoli che si vorrebbe realizzare». Quindi ricorda poi un’altra missione, richiamata da Francesco Profumo, presidente di Acri, nella recente audizione di fronte la Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, dove è stato ascoltato per 4 ore anche Mattoschio: «Profumo ha detto che siccome i Comuni non ce la fanno, saranno le Fondazioni ad aiutarli a sviluppare i progetto del Pnrr». Mattoscio però va dritto per la sua strada e risponde ricordando le ingenti risorse stanziate da PescarAbruzzo nel sociale e, soprattutto, restando al suo posto. Protetto dalle leggi, al di là di ciò che ne pensano i santi.

Dal TG8


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