Di Gianluca Zapponini | 07/07/2021 – Economia dalla rivista formiche

Intervista al presidente della commissione Finanze del Senato, co-autrice del documento che getta un intervento fiscale di ampia portata. Questa riforma è frutto di una grande intesa politica, rimodulare l’Irpef per dare ossigeno al ceto medio e superare l’Irap sono le chiavi di volta per un Paese che rinasce. Le risorse? Si troveranno

31 luglio. Questa la data da cerchiare con il pennarello rosso sul calendario. Per quella data, il governo di Mario Draghi dovrà presentare al Parlamento il disegno di legge delega che pone le basi per una riforma fiscale di ampio respiro. Riforma che verosimilmente recepirà la proposta delle commissioni Finanze di Camera e Senato (qui l’intervista all’economista Nicola Rossi), i cui cardini sono la riduzione dell’Irap, l’imposta sulle attività produttive, detestata dalla gran parte delle imprese italiane.

Ma anche il taglio all’aliquota Iva, oggi al 22%, e ovviamente il riassetto dell’Irpef, ovvero una revisione degli scaloni, vero cuore della riforma e circa 600 milioni per l’eliminazione dei micro-balzelli, in ottica semplificazione. Il conto, ancora spannometrico, impone certamente una riflessione sulle coperture, ovvero le risorse per finanziare la riforma. Formiche.net ne ha parlato con il presidente della commissione Finanze del Senato, il dem Luciano D’Alfonso, ex governatore della Regione Abruzzo.

D’Alfonso, si prospetta una riforma a baricentro Irpef e che consenta il superamento dell’Irap. Quello di cui il Paese ha davvero bisogno?

Il Partito democratico ha individuato fin dall’avvio dell’indagine conoscitiva il peso fiscale eccessivo gravante sui ceti medi e sui fattori produttivi, lavoro e capitale, l’anomalia più evidente del sistema tributario italiano e per questo ha collaborato con spirito costruttivo con tutte le altre forze politiche per raggiungere il risultato di un documento di indirizzo quanto più condiviso e partecipato. Pur in questa prospettiva, mi piace chiarire un punto politicamente rilevante.

Sarebbe?

Mentre per il centro destra la riduzione delle tasse e della pressione fiscale è un fatto positivo a prescindere, per il Pd l’assunto principale è rimuovere le storture e le anomalie del regime tributario, avendo in mente che l’articolo 53 della Costituzione impone a tutti di pagare le imposte e che il gettito va a coprire le spese pubbliche e cioè investimenti, welfare e redistribuzione. Il maggiore difetto dell’Irpef, le cui dimensioni e il cui gettito giustificano un prioritario intervento su tale imposta, si concentra sui ceti medi, in particolare i lavoratori dipendenti, ma non solo, ragione per cui la proposta avanzata fin da subito è stato un ridisegno delle aliquote e degli scaglioni per evitare salti che provocano disuguaglianze verticali e scoraggiano la produttività.

E il superamento dell’Irap, non è anche esso una conquista? Alle imprese questa tassa non è mai piaciuta…

Sì. L’insistenza sull’esigenza di orientare il fisco alla crescita motiva anche la condivisione di un percorso di superamento dell’Irap, non tanto per un giudizio negativo su un’imposta istituita vent’anni fa in una logica sistemica e organica che oggi non è più riproponibile, ma per un’attenzione rinnovata alle esigenze di ceti produttivi che hanno vissuto l’Irap come un prelievo sui costi e non sul reddito prodotto. Questo a testimonianza di un lavoro politico che non ha mai fatto barricate sui punti pregiudiziali, ma si è nutrito della discussione e sulla valutazione di ogni aspetto.

Parliamo dei costi. La riforma messa in cantiere non sarà a costo zero… Ci sarà un tema risorse…

Il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva non è, per ragioni procedurali e per precisa scelta politica, un atto normativo ma assume maggiormente il carattere di una deliberazione quasi programmatica, in questo caso legata, in termini di indirizzo, agli impegni assunti dal governo per la predisposizione di un disegno di legge delega di riforma fiscale. In questa prospettiva le commissioni Finanze di Senato e Camera non hanno deliberatamente affrontato in questa fase la questione della copertura finanziaria, poiché tale aspetto, certamente dirimente e fondamentale nella fase elaborativa delle norme, non avrebbe coadiuvato le forza politiche a indicare prima di tutto un percorso di riforma.

Va bene. Ma il problema rimane…

Non sfuggo alla domanda per i mesi che verranno: la legge delega può contare su una posta in bilancio di 2 miliardi essendo utilizzati i restanti 6 per l’avvio dell’assegno unico, altro elemento distintivo del percorso riformatore verso le esigenze delle famiglie. La stagione del rigore e dell’austerità è definitivamente tramontata. Le innovazioni tecnologiche in campo fiscale consentono anche un recupero di gettito a legislazione vigente: sono fiducioso che la strada delle risorse finanziarie sarà percorsa con diligenza e efficacia.

Dove sta la vera forza di questa proposta arrivata dal Parlamento?

Ne riassumo i tratti salienti: la semplificazione quale elemento costituito della riforma, esclusione di alcuni tipi di imposte dalla discussione, il ruolo pro-crescita, l’individuo e non il nucleo familiare soggetto di imposta, un equilibrio tra tassazione dei redditi da lavoro autonomo e regime sostitutivo, sono temi sui quali si è raggiunto un accordo  a testimonianza importante del tipo di discussione politica che si è svolta, oltretutto dopo un lavoro di approfondimento compiuto con 61 audizioni di soggetti, qualificatissimi e preparatissimi sui punti oggetto dell’indagine. Le pare poco?

La pandemia ha demolito la nostra economia e solo adesso, timidamente, il Paese si sta riprendendo. Una riforma fiscale è molto, ma non non tutto. E c’è il Pnrr…

La riforma fiscale è uno degli strumenti, ma certamente non basta. La riforma della giustizia tributaria si affianca ad essa e arricchisce il capitolo fondamentale del documento conclusivo dedicato al rapporto fisco contribuente: oltre alla costituzionalizzazione di alcuni principi dello Statuto del contribuente (chiarezza, irretroattività e buona fede) la commissione ha sancito il principio dell’inversione dell’onere della prova, dell’interoperabilità delle banche dati e della conoscibilità anche per il contribuente di tali dati. Nella prospettiva della ricostruzione post pandemica non va trascurata anche il principio della premialità verso i contribuenti leali con lo Stato e con la propria comunità.

Ci sarebbe la digitalizzazione della Pa, anche…

Ci stavo arrivando. Gli investimenti in infrastrutture digitali, che la commissione Finanze ha suggerito di orientare anche verso l’amministrazione fiscale, consentiranno di rendere concreto l’obiettivo di semplificare e rendere trasparente il rapporto fisco contribuenti: in tale caso il diritto, scritto e praticato, costituisce anch’esso un’infrastruttura, un elemento di contesto favorevole alla crescita economica e pertanto si inserisce nel quadro articolato e plurale della realizzazione del Piano di resilienza.

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