In Senato passa l’emendamento firmato da D’Alfonso: sì alla proroga per stilare il documento Ora Ferrara e la maggioranza tentano di rivedere le scelte contestate ma l’aumento delle tasse restadi

Arianna Iannotti
05 maggio 2021CHIETI

Per il piano di riequilibrio pluriennale presentato dal Comune per avviare il predissesto spunta la possibilità di una proroga. In Senato arriva un emendamento, presentato da Luciano D’Alfonso, che concede agli enti locali la possibilità di lavorare ancora due mesi al piano di riequilibrio pluriennale, avviato secondo la procedura dettata dall’articolo 243 bis del Testo unico degli enti locali. L’emendamento è stato approvato durante una seduta congiunta in Senato delle commissioni Finanze, presieduta da D’Alfonso, e Bilancio: sì al piano “salva Chieti” che ora dovrà ricevere il via libera dell’aula giovedì prossimo. L’amministrazione comunale aveva già chiesto una proroga ma non l’aveva ottenuta. Era stata perciò costretta a lavorare al piano pluriennale a marce forzate. Erano anche venuti meno gli annunciati momenti di condivisione e partecipazione, non senza malumori all’interno della maggioranza che sostiene il sindaco Diego Ferrara

LA RIBELLE Malumori che sono, però, restati sempre sotto traccia, tranne che nel caso della capogruppo di Azione politica, Serena Pompilio, che ha poi votato contro il piano nel corso dell’ultimo consiglio comunale. Il no ne ha sancito l’uscita dalla maggioranza. Nel corso della seduta-fiume che ha portato all’approvazione del piano, l’amministrazione aveva dovuto ammettere di essere stata costretta a correre. «Adesso abbiamo più tempo e possiamo metterci al lavoro per rivedere alcune asperità del piano», annuncia Ferrara. 

LA PROROGA L’emendamento di D’Alfonso concede una proroga di due mesi anche a quegli enti che, come il Comune di Chieti, hanno già presentato il piano. Il Comune, che già ora può comunque presentare emendamenti al proprio piano, deve ora valutare se servirsi o meno di questa proroga. Certo è che al sindaco Ferrara piace l’idea di poter “smussare” alcuni aspetti del documento. L’iter parlamentare non è ancora concluso. Se dovesse filare liscio, per sapere se la procedura di predissesto chiesta dal Comune venga accettata o meno da Corte dei conti e ministero, bisognerà attendere l’inizio di ottobre. 

LE MODIFICHE Il sindaco non assicura nulla, se non la volontà di riconsiderare quegli aspetti del piano che avevano sollevato più polemiche, sia in generale in città, sia all’interno della sua maggioranza. Sebbene la frattura con Pompilio non sembra potersi sanare facilmente, proprio sulla scelta più criticata dalla consigliera, quella di esternalizzare gli asili nido, ci potrebbero essere cambiamenti. Ferrara al momento non può fare promesse, ma dice di voler rivedere questa come altre scelte. «Già in sede di approvazione del piano», ricorda il sindaco, «avevamo detto che alcuni aspetti avrebbero anche potuti essere modificati. Abbiamo sempre definito questo piano come uno strumento dinamico». E quindi dalla Tari, alle altre tasse e agli asili nido, c’è ancora spazio per trattare. 

IL PIANO Partendo da una massa passiva di 78 milioni, il piano prevede di riportare i conti in equilibrio in 20 anni. Per farlo dovrà portare al massimo le tariffe. In questo modo avrà accesso ai 15 milioni messi a disposizione degli enti in predissesto dal fondo di rotazione. Ciò non significa che per tutti e 20 gli anni bisognerà mantenere queste misure inalterate. Potrebbero bastare pochi anni per dare una sterzata ai conti. Il piano prevede anche di incidere sulla capacità di riscossione dell’ente, visto che ci sono 11 milioni di tasse non pagate. Gli altri pilastri sono taglio delle spese e rateizzazione dei debiti con i creditori. 

DAL QUOTIDIANO IL CENTRO

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