“’La Scuola di Decisioni – per una società in transizione’ vuole essere la fucina in cui ritrovare la circostanza per promuovere il pensiero generativo-decisionale, il pensiero progettuale che dev’essere a monte di qualunque attività. Noi mettiamo a tema una formazione dedicata che faccia in modo che ci sia sempre la signoria del pensiero progettuale che sappia valorizzare dati, precisi i tempi e metta in campo la verifica, perché vogliamo funzionari che non si affannino quando c’è un problema imprevisto da affrontare e che siano in grado di agire, senza essere paralizzati dalla paura dell’errore”. Così l’onorevole Luciano D’Alfonso ha aperto nella chiesa di San Nicola, a Lettomanoppello, il secondo ciclo del Corso di Alta Formazione post-laurea ‘Scuola di Decisioni per una società in transizione’, che la Fondazione Palazzo De Sanctis ha promosso in partenariato con la LUMSA.

A inaugurare la mattinata è stata la Banda Militare della Marina Militare che si è esibita in piazza Umberto I, dinanzi a un parterre d’eccezione, tra i quali figuravano i Prefetti di Chieti, Sara D’Agostino, e di Pescara Luigi Carnevale, il questore di Pescara Francesco Rattà, i rappresenti delle Forze dell’Ordine, la professoressa Sara Marini architetto, dottore di ricerca, Ordinario di Composizione architettonica e urbana presso l’Università Iuav di Venezia, il sindaco di Lettomanoppello Simone Romano D’Alfonso, diversi sindaci delle Città della Majella, e i relatori della giornata, il professor Alessandro Natalini, Presidente del Corso di Laurea in Politiche, amministrazione e innovazione dell’Università LUMSA; la dottoressa Maria Siclari, Vice Segretario generale dell’Autorità di regolazione dei trasporti; il dottor Pasquale Fimiani, Avvocato Generale presso la Corte di Cassazione; l’Ammiraglio di Squadra Giuseppe Berutti Bergotto, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, mentre il professor Francesco Bonini, Magnifico Rettore dell’Università LUMSA, impossibilitato a intervenire personalmente, ha fatto pervenire i propri saluti. Presenti ancora i 28 nuovi discenti del secondo ciclo e moltissimi dei 23 allievi del primo ciclo già Masterizzati a giugno scorso.

A moderare la mattinata la professoressa Silvia Di Donato, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Palazzo De Sanctis: “Oggi s’inaugura il secondo ciclo di Scuola di Decisioni, un percorso che ha incontrato una domanda di approfondimento, di conoscenza. L’avvio del secondo ciclo è accompagnato da una riflessione: cosa vuol dire oggi porre il tema della decisione e una scuola di decisioni? Significa porre il tema dell’autentico umano non vicariabile dalla tecnica, è la domanda di felicità del nostro stare nel mondo, cui si lega la domanda di libertà e di conoscenza. Porre il tema della decisione è porre il tema di una responsabilità etica, del farsi domande e della differenza tra la scelta tra dati affinati e una scelta che vada oltre il perimetro del definibile, e del tema del cosa accade agli altri quando nel mio perimetro decido, che possibilità genero, dunque non fermarsi allo sviluppo dell’algoritmo, ma leggere, conoscere, interpretare, porsi il tema dell’altro, delle strade della libertà. Inauguriamo il secondo ciclo con il positivo riscontro del primo ciclo e augurando a tutti un percorso di proficuo incontro generativo, della capacità di interrogare il presente per elaborare soluzioni nuove”.

Il sindaco Simone Romano D’Alfonso ha ricordato come “oggi si rinnovi un progetto in cui la comunità ha creduto, portare la cultura e il confronto anche nelle aree interne è importante. La scuola di decisioni porta nel titolo un dato fondamentale, una società in cui cambiano tecnologie e rapporti, prendere decisioni significa assumersi responsabilità, anche verso le generazioni future, significa coltivare la capacità di comprendere le complessità, creare uno spazio in cui competenze diverse possano incontrarsi e dialogare”.

Il Professor Natalini ha sottolineato “quel clima di iniziale diffidenza provato quando lo scorso anno abbiamo avviato il primo ciclo. L’esperienza si è invece rivelata fruttuosa, soprattutto per il contatto col territorio e col mondo della società, delle Istituzioni, dell’imprenditoria, inaugurando l’idea della formazione basata sull’azione”

“Voglio sottolineare – ha detto l’onorevole Luciano D’Alfonso – il valore della presenza dell’Ammiraglio di Squadra, che significa e rappresenta l’attenzione dello Stato verso i piccoli territori. Nel primo ciclo della Scuola di Alta Formazione abbiamo provato a far sì che la paura dell’errore non si mangiasse tutto il pensiero produttivo, che il rischio dell’errore non campeggiasse come un monumento nell’agenda del funzionario. Abbiamo pensato di fare il Corso a Lettomanoppello perchè nel paese simbolo della forza del lavoro, il paese di minatori, fuochisti, muratori, carpentieri, è venuto a vivere, perchè adottato dallo zio parlamentare che non aveva figli Giovanni De Sanctis, il primo docente ordinario di diritto internazionale d’Europa Augusto Pierantoni, che, in una generazione senza strumenti tecnologici e con pochi mezzi, ha potuto studiare 3 o 4 questioni con la sola capacità di approfondimento e di penetrazione. Pieratoni ci ha lasciato il pensiero capace di tematizzare; sulla scorta della sua lezione noi vogliamo fare che il laureato che già lavora o cerca lavoro non scarti nulla di ciò che gli accade, ma coniughi ciò che vede per lavoro con ciò che vede quando vive. La sconnessione degli spazi di vita personale indebolisce l’umano, noi celebriamo il valore della vita, abbiamo bisogno di funzionari capaci di mettere in funzione. Zero inganni tra slide e catering, zero voluminosità colorate nei corsi, noi mettiamo in luce la capacità di valorizzare ciò che accade nella vita reale e di chiamare la testimonianza di accademici e uomini di esperienza reale”.

La dottoressa Maria Siclari, Vice Segretario generale dell’Autorità di regolazione dei trasporti, ha ricordato che “prima di entrare nei trasporti, ho operato nella Protezione civile dove il senso della decisione ha grande importanza. La decisione ha senso se aggiungiamo un aggettivo: le decisioni devono essere ‘informate’, nel campo delle emergenze nazionali dobbiamo avere a disposizione processi decisionali che devono essere tempestivi, devono basarsi su valutazioni tecniche affidabili, e dobbiamo governare tale processo solo disponendo di una rete organica di conoscenze condivise, assumendo il compito e la forza di trasformare le informazioni in progetti di conoscenza, di partecipazione democratica e di decisione”.

“La decisione pubblica è un bene comune – ha affermato l’avvocato Fimiani -, e in quanto tale deve nutrirsi di un supporto condiviso, strutturale. La decisione ha 3 fasi: la fase preparatoria di analisi e studio; la fase decisionale e quella successiva. Nella prima fase corriamo il rischio della pre-comprensione, ovvero la coincidenza di una serie di fattori culturali, relazionali, esperienziali, che possa recare un pregiudizio nella valutaziune del caso concreto, chi deve prendere decisione deve scorporare tali considerazioni rispetto allo studio e all’analisi; poi occorre un confronto serio e approfondito con gli interessi di riferimento; la terza fase sono i like, le ricadute della decisione, che effetti ha prodotto. La Scuola deve allenare il cervello a fare questo lavoro e deve avere gli strumenti, deve allenare la mente e resistere all’Intelligenza artificiale”.

“Decidere in situazioni di emergenza – ha detto l’Ammiraglio di Squadra Berutti Bergotto -non significa solo scegliere tra le opportunità, ma comprendere il rischio di agire anche quando si tratta di una decisione di emergenza e si lavora sotto pressione, sulla terra ferma come in mare aperto, su una nave. La responsabilità del comando ci deve far distinguere l’urgente da ciò che è importante, ci vede far mantenere la lucidità per distinguere tra la decisione reversibile e quella che non consente di tornare indietro. Comandare significa assumersi le responsabilità, un buon comandante costruisce prima una buona squadra, la leadership è anche la capacità di creare un buon ambiente di lavoro. Il Comando significa capire quando l’analisi deve finire e bisogna operare, decidere nell’emergenza significa accettare che non esiste quasi mai una decisione perfetta, ma esiste la decisione migliore possibile. E qui è il coraggio di decidere di assumersi una responsabilità. La decisione deriva anche dalla molteplicità delle informazioni che arrivano, la tecnologia e l’Intelligenza artificiale renderanno il processo sempre più potente, ma la tecnologia non elimina la responsabilità, anzi la rende anche più evidente. In una società in transizione il tema non è solo formare persone capaci di usare gli strumenti, ma capaci di decidere con gli strumenti a disposizione senza delegare a essi le responsabilità. Questo richiede preparazione, capacità di ascolto, spirito critico, qualità che dobbiamo usare anche nella formazione, per non essere paralizzati dall’errore. Il comando è soprattutto una responsabilità non è un privilegio, e deve prevedere il momento della verifica: una buona organizzazione non giudica solo il risultato, ma il processo che lo ha generato, le alternative, i rischi e cosa abbiamo imparato, dobbiamo trasformare ogni decisione in conoscenza utile per la conoscenza successiva. Non attendiamo che l’incertezza scompaia, l’incertezza si governa con la lucidità, e decidere è assumersi la responsabilità del futuro prima di poterlo conoscere”.

La giornata si è conclusa con la consegna di omaggi istituzionali ai relatori e alla professoressa Marini, che ha salutato la platea sottolineando come “sia importante fare squadra quando si naviga, per affrontare insieme le decisioni, capirle, condividerle”.

In chiusura l’onorevole D’Alfonso ha chiesto la collaborazione della professoressa Marini “nello studio delle nostre città, approfondendo, ad esempio, il tema della sicurezza nella notte, al fine di mettere in programma ulteriori attenzioni di investimenti e tecnologie. Nella notte si verificano i reati, e io sto studiando la nuova città di Pescara, non come l’egoismo del candidato. Il tema della notte a Pescara è una grande questione, che richiede cultura e allargamento della capacità di lettura. Come per il mare: abbiamo conosciuto i danni delle esondazioni dei fiumi, c’è oggi un rischio esondativo dal mare che si sta studiando, la direttiva europea nel merito è stata scritta nel 2014 dando sette anni di tempo, scadenza marzo 2021, per predisporre i piani. I termini sono scaduti e nessuno in Europa ha fatto nulla”

Il Centro
Rete8
Il Messaggero

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