Incontro per Pescara Nuova con il ‘padre’ della Città Metropolitana di Bologna Capuzzimati

Per mettere insieme le tre comunità cittadine di Pescara, Montesilvano e Spoltore occorre ripartire proprio dalle comunità, dalla cittadinanza, superando la dimensione meramente amministrativa e l’approccio burocratico degli adempimenti. Occorre condividere, coinvolgere, Istituzioni e cittadini, per instillare l’ambizione metropolitana, rendendo evidenti le convenienze, le opportunità, il di più che deriva dal mettersi insieme. Occorre creare quei gruppi di lavoro che sarebbero già dovuti nascere con i 105milioni di euro di primo tesoretto che avevo ottenuto, di cui 5milioni di euro servivano proprio per il surplus di lavoro dei dipendenti e per i superesperti esterni. Non tutto è perduto, ed è la certezza restituita oggi nel corso dell’incontro oggettivamente riuscito svoltosi nella sede dell’Officina delle Idee

Siamo stati in tanti a portare le ragioni dei Comuni, le ragioni delle Province, le ragioni degli interessi legittimi rispetto al grande tema della nuova città di Pescara, che deve venire fuori da un cantiere.  Da un cantiere che riguardi i terreni, i territori, le amministrazioni, le città, fino ad arrivare a far nascere un pensiero metropolitano nuovo, a far nascere il cittadino nuovo metropolitano.

Come accade questo? Intanto rastrellando tutto quello che si è fatto, anche illuminando quello che non si è fatto. Abbiamo chiamato a raccolta chi ha fatto, prima di noi, e benissimo, il compito di una declinazione strategica di territori e città preesistenti. Abbiamo chiamato, per il caso riuscito di Bologna città metropolitana, il direttore generale del cantiere città metropolitana di Bologna, Giacomo Capuzzimati.

Poi abbiamo sentito anche l’attuale sindaco di Imola Marco Panieri, che è il vicepresidente della città metropolitana di Bologna. E con loro, con gli esperti, con il responsabile regionale dell’INU, il professor Donato Di Ludovico, docente di Diritto Urbanistico a L’Aquila, con Simona Barba per quanto riguarda Italia Nostra, abbiamo chiamato a raccolta il sindaco di Spoltore Chiara Trulli, il direttore generale della Provincia di Pescara Marco Scorrano, abbiamo sentito il presidente della provincia di Teramo Camillo D’Angelo,  abbiamo sentito il presidente della provincia di Chieti Francesco Menna, i consiglieri regionali presenti, alcuni accademici come il professore Marcello Salerno. 

Che cosa è venuto fuori con grande qualità? Che di sicuro il progetto di fusione di Pescara deve essere ancora scritto e che la fusione deve riguardare di sicuro l’allineamento dei documenti contabili, dei documenti contrattuali, degli uffici, che non chiamerò più ufficetti, delle carte intestate, ma serve un progetto strategico di fusione che scriva in maniera innovativa quali sono i nuovi diritti e i nuovi doveri della società rispetto alle istituzioni.

Deve riguardare un processo partecipato che metta in evidenza le convenienze e non solo le regole. La frontiera riguarda l’urbanistica, la gestione programmata e la visione strategica dei territori. Dobbiamo fare in modo di precisare il rapporto tra campagna e città per quanto riguarda la nuova Pescara, il rapporto dell’acqua dolce dei fiumi, del fiume Pescara, del fiume Saline e dell’acqua salata del mare, tema sul quale dobbiamo fare fronte comune senza la paura di denominare l’attuale stato di salute dei due fiumi

Dobbiamo essere la prima nuova città che si fa carico di inverare la direttiva 2014-89 dell’Unione Europea, quella che si pone il tema dell’esondazione del mare. Dobbiamo depavimentare per quello che anche le giovani generazioni ci pongono come domanda di sostenibilità e di qualità della vita. Dobbiamo fare in modo che la notte non sia il tempo del pericolo e del rischio.

Dobbiamo occuparci del sottosuolo di questa nuova città, delle specializzazioni dei terreni e dei territori, difendere il suolo evitando che venga ulteriormente usato e tolto dalla vita di qualità delle giovani generazioni. Dobbiamo porci la domanda dell’approvvigionamento energetico, della facilità dei trasporti, delle parti di città che non devono essere assolutamente occupate dalle ruote, da nessun tipo di ruota. Vogliamo dei cittadini che vadano anche a piedi, vogliamo restituire lentezza alla domanda di spostamento e di vita delle persone.

Le comunità devono essere anche educanti, con spazi scolastici che consentano sia l’apprendimento e l’educazione, ma che garantiscano anche il diritto al saluto tra le generazioni, la dimensione dei giochi. Tutto questo è possibile se si fa un progetto di fusione e se non si immagina che ci sia soltanto da comporre preesistenze di uffici.

Ci sono anche le risorse economiche, possiamo puntare a coefficienti di premialità dal punto di vista finanziario, sia in coincidenza dei Fondi di Coesione in giacenza presso la Regione, sia anche in coincidenza dei Fondi di Coesione del Ministero, dei Ministeri, perché non riusciremo a collocare la montagna di risorse che a 30 dicembre 2027 deve essere rendicontata.

Su tutto questo Pescara Nuova si può candidare, superando la paura, organizzando convenienze, dando luogo a certezze e soprattutto facendo partecipare sussidiariamente interessi diffusi, cittadini, sia cittadini residenti che cittadini temporanei e quotidiani per superare le resistenze naturali. Ce la possiamo fare, è accaduto nella comunità urbana di Lille, è accaduto financo nella regione urbana di Bruxelles, perché non farlo anche qui dopo che altrove ci guardano con interesse. Io sono convinto che tutti possiamo fare la nostra parte, io la mia la farò da falegname di questo cantiere che deve cercare il bello e il funzionante. 

Come accaduto a Bologna prima, a Imola dopo, dobbiamo mettere in piedi la partecipazione che su Pescara, Montesilvano e Spoltore si è fermata al Referendum. Pensiamo alla gestione dei fondi PNRR in cui ognuno si è murato dentro la propria casa. La situazione non è però irrisolvibile, occorre cambiare metodo e piano di lavoro, a partire dal rinvio, che ci sta solo se viene assunto l’impegno di cominciare a fare bene i compiti a casa, se ci si mette con serietà a pagare il debito contratto con i 100mila autoconvocati al referendum che con entusiasmo hanno guardato alla costituzione di una nuova realtà urbana.

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