Sulla città de L’Aquila nel 2009 si è abbattuto un terremoto fisico che ha portato devastazione; quella terra oggi sta vivendo una ricostruzione che procede lenta, ma c’è. Sulla portualità abruzzese, Vasto, Ortona, Pescara, c’è un bradisismo che va avanti da trent’anni, causato da indifferenza, incompetenza, disattenzione; nel 2016 in Regione Abruzzo abbiamo varato il Masterplan prevedendo investimenti utili alla ‘ricostruzione’, potenziamento e sviluppo dei tre scali portuali, che il governo marsiliese di centrodestra ha svuotato bloccando cantieri, progetti e definanziando ogni genere di iniziativa.


Fermo l’ampliamento del porto di Vasto e la realizzazione dell’ultimo miglio ferroviario fondamentale per il trasporto merci in funzione di quelle aziende del comprensorio industriale d’Abruzzo che, anch’esse, soffrono in termini di investimenti, produzione, e occupazione; fermo il progetto avveniristico del porto di Ortona, di cui non si hanno tracce né notizie; ferme le opere del porto di Pescara che vive un dramma personale. Ogni 3 o 4 mesi si usa un cucchiaino per svuotare la sabbia dei fondali, spacciando interventi irrisori per la manna caduta dal cielo. Una bugia alla quale non crede più nessuno, men che meno quella classe operaia e operosa della marineria che semplicemente abbandona la professione.


Che fine hanno fatto i 20,4 milioni di euro previsti per il nuovo molo nord? Che fine hanno fatto i lavori del primo lotto che prevedeva la realizzazione del pannello di foce, bloccato dopo la rinuncia della ditta vincitrice dell’appalto: sono già passati tre mesi dalla risoluzione del contratto e nessuno ha sentito l’obbligo morale e istituzionale di informare circa un nuovo affidamento. Che fine hanno fatto le procedure di VIA a Roma? Una Valutazione di Impatto Ambientale peraltro iniziata solo per un lotto, anziché portare avanti i primi 3 lotti tutti insieme.


Le opere previste sulla portualità regionale, complessivamente intesa, non termineranno mai per il 2030, né per il 2035, le date approssimativamente indicate dagli sbandieratori del centrodestra. Manca la capacità programmatoria, manca la volontà realizzativa, manca la fretta dettata dalla consapevolezza delle necessità, delle urgenze e delle emergenze di un territorio che vede desertificare i propri scali, che nell’interesse nazionale della ZES unica soccombono dinanzi ad altre realtà molto più appetibili.


Per i nostri porti si sta preparando lo stesso destino dell’aeroporto d’Abruzzo: sballottati tra le onde di una politica regionale fanfarona e inconcludente, destinati a naufragare nell’arena asciutta della politica nazionale che tratta l’Abruzzo come la cenerentola del Paese.


Amplieremo il dossier sul nostro sistema portuale, andando a verificare dove siano stati ammassati i fondi Masterplan originariamente destinati al comparto, presentando un’interpellanza al Governo, chiedendo la nomina di un Commissario che, sulla base di competenze verificate e verificabili, sia capace di affrontare in modo multidisciplinare la casistica dei porti di Vasto, di Ortona e di Pescara, per far avanzare quelle progettualità e quella cantieristica sulle quali il centrodestra ha dato abbondante prova di inefficienza amministrativa

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