L’Aeroporto di Pescara è come un piatto di pastasciutta, accettabile ma non da cucina gourmet; saporito ma non piccante al punto giusto; carino da guardare, ma non attraente. Un piatto destinato a restare in cucina, senza essere inserito nel menù, nonostante uno chef, in questo caso il Presidente pro-tempore Marsilio, che pure spende e spande fiumi di inchiostro per dire quanto sia buono e gustoso.

E questa la verità sullo scalo d’Abruzzo svelata nelle 115 pagine del Piano Nazionale degli Aeroporti che a brevissimo entrerà formalmente nelle Aule del Parlamento per l’esame e che scrive lo sviluppo e la proiezione di tutte le infrastrutture aeroportuali italiane da qui al 2035 e al 2050, mettendo nero su bianco il reale e attuale potenziale utilizzo di quelle aree e, soprattutto, cosa, come e con quali investimenti il Governo pensa di dare loro una destinazione ulteriore.

Pescara non compare in alcuno dei menù di sviluppo capace di dare al nostro aeroporto una vocazione: appare nell’elenco dei 40 scali di interesse nazionale, ma non viene considerato tra i 14 aeroporti di interesse strategico, un elenco che comprende Torino Caselle, Milano Malpensa, Bergamo Orio al Serio, Venezia Tessera, Bologna Borgo Panigale, Firenze Peretola, Roma Fiumicino, Napoli Capodichino, Bari, Lamezia Terme, Catania, Palermo, Cagliari, definiti ‘nodi essenziali per l’esercizio delle competenze esclusive dello Stato, da cui si snodano servizi di trasporto di beni e persone verso le città.

L’Aeroporto di Pescara non è compreso nell’elenco dei 17 scali di Aviazione generale. Pescara non è destinata a essere tra i 10 aeroporti in cui verranno realizzati, entro i prossimi 10 anni, i vertiporti urbani, tra cui tre vertiporti in aree aeroportuali, ‘localizzati nelle città italiane e nei relativi scali ritenuti maggiormente strategici per lo sviluppo dell’AAM, ovvero: Milano (due vertiporti urbani vertihub ed uno aeroportuale-vertihub), Roma (due vertiporti urbani-vertipads ed uno aeroportuale-vertihub), Torino, Venezia (vertiporto in ambito aeroportuale-vertihub), Bari e Cortina (vertipads). La scelta, confermata dallo studio EASA, ha l’obiettivo di effettuare le prime dimostrazioni di mezzi e infrastrutture pronte all’utilizzo per la AAM in occasione degli eventi attrattivi che il nostro paese ospiterà nei prossimi anni, come Olimpiadi invernali di Milano-Cortina nel 2026’.

Pescara non è neanche stata presa in minima considerazione per lo sviluppo degli aeroporti destinati a ospitare ‘operazioni spaziali’, per le quali hanno addirittura individuato lo scalo di Grottaglie. Lo scalo abruzzese non è destinato a far parte delle rotte cargo.

A leggere le 115 pagine del Piano Nazionale, il destino dell’Aeroporto d’Abruzzo è quello della ragazza carina che nessuno invita a ballare alla festa di fine anno. Secondo le proiezioni più ottimistiche lo scalo da oltre un milione di passeggeri, non supererà la barriera di sviluppo massimo di 1.336.198 passeggeri al 2035, e questo dato tanto limitato merita un contraddittorio istituzionale nutrendo stima e fiducia nei confronti della professionalità che oggi guida la Saga e che sa sicuramente come muoversi per restituire veridicità alla statistica pura. Suscita perplessità leggere che altre città come Verona esprimono già oggi un potenziale di milioni di passeggeri, o i 3milioni di passeggeri prospettati per Lamezia Terme.

Il destino che si prefigura per lo scalo d’Abruzzo è una sorta di ‘aeroporto rifugio’, e, al pari delle consorelle della Rete Centrale Ancona e Perugia, svolgere azione di supporto allo scalo di Roma Urbe per un determinato segmento, quello dei ‘voli istituzionali’ che Ciampino e Viterbo non riescono eventualmente ad assorbire. A relegare in tale posizione l’infrastruttura abruzzese è lo studio secondo il quale la stessa ‘ha una frazione contenuta di traffico passeggeri per un basso volume di con-accessibilità connettiva’.

Stridono quelle 115 pagine rispetto ai cotillon che vediamo volare ogni fine settimana per l’istituzione di presunti nuovi voli che, secondo il mondo marsiliese, dovrebbero rappresentare la manna. Alziamo il sopracciglio dinanzi a quel cantiere per l’allungamento della pista che dovrebbe portare addirittura voli intercontinentali a Pescara, salvo poi leggere nel Piano che quei voli continueranno a svilupparsi solo su Milano, Roma, le isole e forse Napoli e Venezia.

E allora arrivano le domande:

  • In queste settimane tutti gli stakeholder avrebbero dovuto consegnare le proprie osservazioni al Piano Nazionale, per correggere previsioni eventualmente errate. La Regione Abruzzo ha presentato le proprie osservazioni?
  • In caso affermativo, quando intende renderle pubbliche e condividerle?
  • Il Governatore Marsilio conosce il contenuto di quelle 115 pagine del Piano Nazionale degli Aeroporti?
  • Quali strumenti la maggioranza di Governo pensa di mettere in campo per attuare quel macroscopico piano di sviluppo tante volte annunciato e che dovrebbe portare il
    Pescara-resto del mondo in Abruzzo?
  • Quali investimenti il Presidente Marsilio intende riversare sull’Aeroporto d’Abruzzo per permettere allo scalo di entrare nel novero delle infrastrutture degne di reale considerazione, tenendo bene a mente ciò che la politica di governo ha il dovere di fare per difendere ciò che gli è affidato dalla collettività.

Il bagno di realtà è di nuovo quell’immersione che colpirà la classe imprenditoriale abruzzese, destinata a restare fuori dai grandi circuiti. Spero però che il Presidente di Saga, lo stimato avvocato Fraccastoro, rimedi alle distrazioni e alla destrutturazione del Dipartimento Trasporti della Regione.

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