Dal quotidiano Il Messaggero

GIUSTIZIA
PESCARA «I cittadini devono poter nutrire convintamente fiducia e non diffidenza verso la giustizia e l’ordine giudiziario». Ascoltando le parole pronunciate giovedì alla Camera dal presidente Mattarella, durante la cerimonia di reinsediamento al Quirinale, il senatore Luciano D’Alfonso ha probabilmente rivissuto tutte le cicatrici di una storia non solo personale: decine di processi conclusi con la piena assoluzione. «Anche se qualcuno – ricordava ieri – sottoposto a “sceriffanti” interrogatori della polizia giudiziaria, si è poi tolto la vita».
Il momento propizio per presentare l’Associazione 358, dal nu- mero del codice di proceduta penale che tra le mansioni attribuite al pubblico ministero impone allo stesso di “svolgere accertamenti su fatti e circostanze a favore delle persona sottoposta alle indagini”.

ESORDIO
In mattinata l’associazione farà il suo esordio attraverso un col- legamento digitale. Uno strumento nato allo scopo di affiancare il magistrato che coordina l’attività giudiziaria nella fase iniziale dell’accertamento della verità, la più delicata e sensibile, «quando la voluminosa produzione cartacea di atti da parte della polizia giudiziaria – ha sottolineato D’Alfonso –, grazie all’aiuto del web dove resta traccia di tutto, rischia di vedere di- strutta la vita delle persone se non viene sottratta a certe tifoserie». Aiutare dunque il pm a vivere il coordinamento delle indagini in una atmosfera migliore: «Rafforzare la cultura delle garanzie nella fase iniziale del procedimento. Fare in modo – continua il senatore dem – che ci sia equilibrio, moderazione, discernimento. Quando si organizza il safari sul niente, le persone perdono dignità. E il tema della dignità – ha ricordato D’Alfonso –, richiamato ieri dal capo dello Stato, è un capitolo del suo applauditissimo intervento quando ha ricordato che la giustizia non deve produrre paura».

VALORE
Il senatore pescarese, attuale presidente della Commissione Finanze e Tesoro di Palazzo Madama, ha anche ribadito il valore dell’articolo 111 della Costituzione, là dove si stabilisce che «la persona indagata sia informata riservatamente dell’attività che lo riguarda». Un principio «troppe volte violato – osserva– e io so come, perché e con quali interessi è stato fatto da alcuni esponenti della polizia giudiziaria». L’Associazione 358, a cui hanno aderito anche molti giovani avvocati, si occuperà cu- riosamente proprio delle assoluzioni con formula piena e della prescrizione, «che con le sue varie formule – dice ancora D’Alfonso – rischia di diventare terra di nessuno, perché ci sono definizioni che nascono il giorno dopo le “farchie” delle relazioni di polizia giudiziaria, quei fuochi, quei fumi che servono a stupire, a emotivizzare. Poi, quan- do ci si accorge che dietro l’emotività non c’è niente, si comincia a organizzare la prescrizione, con cui si fanno perdere le tracce di quanto si è scritto. O che si è scritto volutamente – riprende il senatore – per veicolare storie di successo che si concludono a volte con encomi privi di ogni elemento».
Dunque, attività di discernimento dopo ogni sentenza di assoluzione. Ecco una delle missioni più importanti di 358: «Determinando servizi di valore su cosa si è fatto e non si è fatto». Soprattutto in quella fase delicatissima e preda di “tentazioni” che riguarda la ricerca delle prove a carico dell’imputato. «Mai più – ammonisce D’Alfonso – che arrivi qualcuno e dica: tanto noi sappiamo già tutto, quindi se non ci dice ciò che noi già sappiamo, lei non torna a casa. E’ quel che accadde anche a me in quel periodo 2003-2006 che ricorderete». A lui e ad altri amici, come Marino Roselli, Luciano D’Amico, Valerio Cirillo, il consigliere comunale di Pescara indagato e poi prosciolto, suicida nel 1993 per non aver retto all’avviso di garanzia che gli era stato notificato nell’ambito di una inchiesta sul sistema informatico della Usl. Oggi una piazza della città porta il suo nome.


di Saverio Occhiuto

Da Rete8

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