L’INTERVENTO INTEGRALE DEL PROF. JACQUES ATTALI PER PESCARA – 31 GENNAIO 2020

“Nel mondo globalizzato ci sentiamo smarriti, anche per questo è necessario costruire un’unità europea che darà all’Europa la forza necessaria di fronte alle grandi potenze come gli Stati Uniti, la Cina, l’India, e in futuro i grandi stati africani ed evidentemente anche la Russia. È fondamentale difendere l’unità nazionale e per questo costruire e preservare gli strumenti necessari: innanzitutto lo Stato, le autorità regionali, le leggi nazionali, la lingua, la cultura e tutto ciò che determina la nostra identità e le nostre differenze, che rappresentano la ricchezza specifica dell’Europa. Tutte le grandi nazioni, del resto, sono grandi proprio grazie alle loro diversità. È dunque essenziale mantenere lo stato-nazione nella costruzione dell’Europa, che deve essere edificata insieme, al di sopra delle comunità nazionali, e non sostituendosi ad esse. Bisognerà fare lo stesso un giorno per le grandi sfide planetarie, costruire un organismo mondiale che dovrà occuparsi di problemi e sfide globali, come l’ambiente, la fiscalità, la lotta alla diseguaglianza e alla povertà, l’inquinamento dei mari e l’esplorazione dello spazio e le grandi pandemie. In futuro sarà necessaria una sorta di governance mondiale, una cittadinanza mondiale che garantirà a diritti comuni all’intera umanità. Nell’attesa, sarà necessaria anche una governance europea che darà una cittadinanza europea a tutti i cittadini dell’Unione. Ma bisogna innanzitutto far vivere la democrazia, che deve essere più vicina ai cittadini. Se la democrazia non trova il suo spazio vitale nelle città, nelle regioni, all’interno delle comunità nazionali, essa morirà. È dunque necessario per tutti noi rafforzare la democrazia locale e rendere più viva la democrazia nazionale. Per questo servono nuovi strumenti per la democrazia locale e nazionale, per fare sì che la cittadinanza sia ricca, piena, e che vi sia una migliore formazione alla cultura politica democratica, e che nelle scuole siano trasmessi saperi e competenze per acquisire consapevolezza critica dei contenuti dei social network, per difenderci dalle notizie false, dalle mistificazioni, dalle manipolazioni, dai rumori che avvelenano il mondo e che sempre più avvelenano il confronto democratico. La cittadinanza non consiste soltanto nel diritto di voto, che si esercita periodicamente nelle elezioni o nei referendum. Essa consiste, in modo continuativo, nei legami comunitari, in ciò che mettiamo in comune, e nell’accettare che una comunità nazionale non è l’aggregazione di individui solitari, narcisisti e ossessionati dai propri interessi a breve termine. Una comunità nazionale è un legame di cittadinanza che mette insieme individui capaci di lavorare nell’interesse delle generazioni future, una prospettiva che definisco di “cittadinanza positiva”, cioè orientata non soltanto ai nostri interessi contingenti ma al futuro della nostra comunità nazionale. Pensare l’avvenire significa vivere meglio il presente e creare le condizioni affinché i nostri figli e nipoti siano riconoscenti di quanto abbiamo fatto per loro nel nostro paese e altrove. Una cittadinanza positiva è una cittadinanza altruista, ma altruista secondo un interesse comune, perché noi abbiamo interesse a essere altruisti: è dunque una cittadinanza piena e completa nella formazione, nella responsabilità, nella consapevolezza di ciò che abbiamo in comune, delle nostre risorse comuni che dobbiamo difendere.

*****************
Al di là della nazionalità e della comunità nazionale, è opportuno parlare di cittadinanza e di nazionalità europea.
Dicevo prima che la cittadinanza è innanzitutto il diritto di votare a tutti i livelli, ma in verità è molto di più: il diritto di voto rappresenta l’obbligo di impegnarsi nella società e nei confronti delle future generazioni che sono il nucleo essenziale del nostro patrimonio comune.
Siamo ciò che abbiamo ereditato e siamo ciò che lasciamo ai nostri figli. Il progetto europeo tutto da costruire. Quando si guarda alla storia dell’Europa, ci si rende conto che i tentativi di unificazione sono sempre partiti dall’alto, per iniziativa di un conquistatore che ha preso il potere e cha soggiogato altri popoli. È quello che è successo con l’Impero romano, con l’Impero Romano Germanico, poi con diversi conquistatori come Napoleone e purtroppo con orrendi dittatori come Hitler.
Oggi tentiamo di realizzare in Europa un modello di unificazione fondato sulla cittadinanza, voluto dai cittadini, che parte non dall’alto ma dal basso. Un processo di cui attualmente si conosce un unico esempio riuscito, quello della Svizzera che ha saputo costruire un’identità e una cittadinanza non per mezzo di un conquistatore, ma grazie alla volontà di alcuni cantoni che si sono uniti in federazione Gli svizzeri hanno impiegato 4 secoli, noi non abbiamo a disposizione tutto questo tempo. Se non si realizza una identità europea nei prossimi 10-15 o 20 anni allora l’Europa e le comunità nazionali saranno spazzate via da nuove potenze che stravolgeranno ogni cosa come uno tsunami, potenze che non saranno gli Stati Uniti, né la Cina, contrariamente a quanto si crede, ma il mercato, le grandi imprese.
Se non costruiremo una vera potenza europea con una cittadinanza autentica, i padroni del mondo non saranno la Cina o gli Stati Uniti, il padrone del mondo sarà Facebook o qualche impresa di quel tipo, e le comunità nazionali saranno schiacciate da un governo globale che farà i propri interessi, ovvero gli interessi dei propri azionisti. È esattamente ciò che non vogliamo e che dobbiamo evitare, innanzitutto sul piano nazionale, ma anche su scala europea e infine mondiale.
Per riuscirci è necessario costruire una cittadinanza europea piena e autentica con ogni mezzo necessario: il voto, lo stato, la giustizia, il governo, cioè le articolazioni del potere, il potere esecutivo, il potere legislativo e il potere giudiziario. Questo si sta realizzando in modo progressivo a Bruxelles dove il concetto di cittadinanza comincia a prendere forma nei campi economico, monetario, finanziario. Purtroppo la nozione di cittadinanza non è altrettanto avanzata in ambito legislativo, poiché il Parlamento Europeo ha poco potere, l’Esecutivo europeo è a sua volta troppo diviso e le sue competenze estremamente deboli.
Per procedere in questa direzione sarebbe importante avere prima di tutto una politica estera comune e una visione militare e strategica europea. Per questo è necessario formare quanto prima un esercito europeo capace di compensare il fatto che a breve gli Stati Uniti non saranno più presenti per difenderci.
Gli europei devono capire che l’Europa è sola, ormai priva dell’aiuto americano (che non ci sarà più); dunque, se saremo minacciati o attaccati da sud, ovest, nord o est, non godremo più dell’aiuto degli Stati Uniti.
Finché tutto questo non sarà chiaro, non si realizzerà una vera e propria cittadinanza europea che deve, secondo me, essere in primo luogo fondata su una visione strategica posta a protezione dei nostri valori, della nostra storia, della nostra cultura e di tutto ciò che ci ha accomunato: le tradizioni religiose ma anche le eredità culturali del secolo dei Lumi, i diritti umani, la laicità dello stato. Tutto ciò ci permette di essere oggi in un luogo privilegiato sulla Terra.
Sarebbe necessario che i cittadini avessero non soltanto passaporti internazionali, ma passaporti europei che completerebbero i passaporti internazionali; bisognerebbe avere elezioni in cui votare per il Parlamento europeo non più nazione per nazione, ma – è un sogno difficile da realizzarsi – attraverso liste multi-nazionali davvero europee, trasferendo a livello nazionale ciò che abbiamo fatto e che dobbiamo continuare a fare, come dicevo prima, a livello europeo.
In Europa il legame comunitario rappresenta una protezione delle nostre frontiere contro prodotti di pessima qualità, è una difesa del nostro ambiente e del nostro clima. È una protezione per poter mantenere il nostro livello e il nostro modo di vivere attraverso il controllo e la regolamentazione di tutti coloro che provengono da altri luoghi, pur sapendo che conviene all’Europa accogliere a braccia aperte un numero consistente di talenti. È il grande progetto europeo che ci resta da costruire in termini di cittadinanza.
******************
Per trattare il problema della cittadinanza nazionale e della cittadinanza europea è anche necessario tornare su un altro spazio di cittadinanza che è quella della città. In particolare, la comunità nazionale è stata costruita attraverso la città, è infatti la città che ha costruito la nazione: i grandi organismi politici italiani sono stati, in origine, Venezia, Genova, Firenze, Roma e altre città come Napoli, e tutte quelle che possono essere nominate prima che esistesse lo stato italiano. Le città resteranno la grande struttura dell’avvenire, la grande potenza da costruire nell’avvenire. La città è un organismo molto particolare, è l’unico essere vivente che può ringiovanire, e questo è avvincente. Sappiamo che nel futuro il 60-70% della popolazione mondiale vivrà nelle città, ma non bisogna dimenticare i territori che a esse dovranno essere collegati. Le città diventeranno necessariamente più popolose, più intelligenti, il concetto di “smart cities” è sempre stato attuale. Le città sono sempre state estremamente intelligenti, oggi si reinventa questo concetto ma è necessario che esse – e noi, nella Fondazione che presiedo, lavoriamo a questa prospettiva -, siano positive, lavorino cioè nell’interesse delle generazioni future, così come la comunità nazionale deve essere una comunità positiva. Nella Fondazione abbiamo stilato una classifica dei paesi più positivi e delle città più positive. L’Italia non occupa una buona posizione rispetto alla positività poiché come la Francia, non lavora abbastanza nell’interesse delle generazioni future, mentre i modelli da emulare sono quelli dell’Europa del Nord. Le città positive sono quelle che preparano meglio il proprio avvenire, e che sanno di non essere nella triste situazione di molte città europee e di tante città italiane che in tema di ambiente, di protezione della natura e del proprio patrimonio culturale non sono all’altezza delle sfide e delle bellezze che possiedono. Proteggere il patrimonio è un fattore determinante per l’avvenire ed è un elemento essenziale per la preparazione di una città del domani. Quindi, ogni decisione nella città deve essere presa in funzione dell’interesse delle generazioni future, poiché così la città resta giovane, ritorna giovane, cioè al servizio dei giovani. Del resto, se si desidera che in città ci siano giovani, che negli stati e in Europa ci siano dei giovani, è necessario lavorare nel loro interesse. Il calo demografico mostra una mancanza di attenzione. Bisogna utilizzare tutte le nuove tecnologie disponibili oggi, nel campo dell’intelligenza artificiale, per lo sviluppo dell’agricoltura urbana o per i modi di organizzare la città, per le sue relazioni con l’esterno, con l’agricoltura che la nutre, pensando allo sviluppo di una città verde che utilizza meno automobili a combustione o elettriche. Non credo, infatti, che la macchina elettrica rappresenti il futuro: per me il futuro è nei trasporti collettivi e nei mezzi di trasporto che non bruciano risorse come la bicicletta. Vedremo presto che l’automobile elettrica rappresenta una fonte enorme di danni ambientali soprattutto per lo smaltimento delle batterie. È dunque necessario ripensare tutto ciò, e per questo gli ingegneri e le industrie di ogni settore operanti nei territori risultano fondamentali. Ho molta fiducia nel futuro delle città italiane, che sono dei modelli magnifici per l’avvenire del mondo. Dobbiamo imparare tutti molto dall’Italia su questo come su molto altro, e mi rallegro all’idea di lavorare con voi in futuro su questi temi.
Grazie molte”.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>