Si sta tentando di dare un governo all’Italia sapendo che non è un periodo neutrale né per la storia nazionale, né per le storie e per le economie territoriali e neanche per lo scenario che questa volta, più che internazionale, è davvero globale.
Serve ridare un governo perché c’è bisogno di prendere decisioni ora, di collocare le risorse in modo utile ed efficace (guardando al presente e soprattutto al futuro), di riconoscere le priorità e di fronteggiare le emergenze.


Questa crisi si poteva evitare, questa crisi è intervenuta. Adesso la saggezza del Presidente della Repubblica ci offre un’opportunità di governo istituzionale, rispetto alla quale non si deve perdere un solo giorno neanche nella discussione, tipica delle passeggiate romane e delle cronache parlamentari, se debba avere natura più tecnica o più politica.
Noi abbiamo bisogno della consapevolezza politica sulla gravità delle priorità che dobbiamo riconoscere e poi abbiamo bisogno di competenza tecnica per non fare errori nella spesa, nell’investimento, nel debito buono, sui tempi e sulle modalità esecutorie. Questa coppia politica e tecnica sono assolutamente necessari per fare in modo che l’Italia recuperi tempo.

Osservando la situazione del bilancio della Repubblica Italiana siamo, nei fatti, ad un anno fiscale in bianco che ha tolto la possibilità della raccolta tributaria e dobbiamo fare in modo che la ripresa della ruota dell’economia riconsenta l’afflusso delle risorse nel bilancio dello Stato, ad esempio con un sistema di raccolta tributaria che si sposti dalle persone alle cose.
Non dobbiamo essere dilettanti sul Recovery Plan perché questo questo accada.
L’investimento deve essere capace di modernizzare, infrastrutturare, arredare solidamente territori, città, imprese, economie. Su tutto questo ho visto, diciamo così, una improvvisazione anche da parte di chi criticava.
Il tempo è una grande risorsa, a volte presa a calci dal litigio dei “capponi di Renzo”.

Bisogna fare sì che da questo momento non si perda più un minuto. Mario Draghi rappresenta un punto avanzatissimo di capacità, di visione, di credibilità internazionale.
Aggiungo che, anche chi sinora si è impegnato nel fare la cosa giusta, a mio giudizio non abbia svolto assolutamente male la sua parte. Questo è un punto di vista divisivo oggi, ma sarei interessato ad entrare proprio nella misurazione specifica delle cose fatte, e delle cose che non si sono fatte per mancanza di tranquillità politica.
Dopo le consultazioni si tratta di capire quanto grande è la platea di coloro i quali vorranno sostenere questa fatica della decisione che interessa l’Italia e l’Europa.
La Lega ha nelle sue prossimità delle bravure che potrebbero convergere. Non ho difficoltà a dare il mio voto come rappresentante dell’Abruzzo dentro al quadro e all’interesse nazionali a una competenza qual è quella di Giorgetti.
Se fosse in vita qualche altro bravo del passato che ho visto governare nelle regioni del nord, io non credo che sarebbe incompatibile con una squadra di governo che assuma come questioni prioritarie le emergenze dell’economia e delle nostre istituzioni.

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