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Il doloroso e tragico bagno di realtà che ci ha imposto questa pandemia ci ha insegnato molte cose, anche se non è poi detto che ci riesca di mettere a frutto questi insegnamenti. E questa potrebbe essere la sciagura maggiore, che è nostro dovere fare in modo di evitare.

Tra le esigenti lezioni del Covid-19 risalta agli occhi la necessità di intervenire con decisione per rendere efficienti le amministrazioni pubbliche, snellire sino all’indispensabile i procedimenti amministrativi, demolire tutto quanto c’è di contundente nel potere degli uffici nei confronti dei diritti del cittadino: era una consapevolezza già nota, invocata da decenni, ma aver constatato quanta fatica abbia determinato la burocrazia nell’emergenza in corso fa la differenza.

Ancora di più ci motiva il sapere che se non riformiamo con decisione non ripartirà il treno del Paese. Questo è il punto. O salta la burocrazia malata che conosciamo, o salta l’Italia.

Dicevo dalla consapevolezza già maturata. Come non ricordare il celebre Rapporto Giannini che 41 anni fa proponeva norme e strumenti in grado di colmare il distacco tra apparati pubblici e collettività? Memorabile il giudizio su un “potere pubblico” che “viene sovente a presentarsi come un singolare malfattore legale, che permette a sé ciò che invece reprime nel privato”.

Come minimo dobbiamo considerare esaurita la fase della diagnosi e passare a riforme incisive che ci permettano di rendere la pubblica amministrazione un servizio utile ed efficiente per i bisogni dei cittadini e per lo sviluppo del Paese.
Credo che sia necessario, tra gli altri intervenire su questi punti:

1. Accelerazione delle modalità di reclutamento del personale P.A.:
La scelta dei modelli concorsuali, oltre a tener conto del livello e dell’ambito di competenza richiesto per la professionalità da reclutare, dovrà privilegiare un reale snellimento delle procedure, ovviamente sempre nel rispetto delle previsioni costituzionali, anche con l’ausilio di sistemi automatizzati.

2. Previsione di fasi innovative nella decisione pubblica: tramite l’introduzione di momenti fondati sull’oralità per la progressione dei procedimenti amministrativi, al fine di aumentarne la velocità e riconoscere spazio all’immediatezza nonché per favorire la trasparenza e la corretta informazione nei confronti di cittadini e imprese, operando un rafforzamento ulteriore dell’istituto della conferenza dei servizi, già innovato nell’ambito della riforma Madia; si tratta di concepire la conferenza di servizi come un momento realmente conclusivo della procedura amministrativa, con il rilascio di tutti i pareri definitivi degli enti convocati.

3. Rafforzamento dei procedimenti formativi dei pubblici dipendenti: soprattutto rispetto ai processi di digitalizzazione. Va rafforzata la formazione continua e, soprattutto per il personale non dirigenziale, va attuato un progetto strutturato di qualificazione professionale anche prevedendo esperienze di scambio con funzionari di altri Paesi.

4. Potenziamento della figura del Responsabile unico del procedimento (RUP) e istituzione del progetto di procedura del RUP: nella fase di individuazione del RUP, prima del formale conferimento dell’incarico, viene richiesta la presentazione di un progetto di procedura che rappresenta un’attività preliminare costituita dall’insieme dei processi impiegati per sviluppare i piani di dettaglio del progetto, contenente:

a) il quadro esigenziale che individua gli obiettivi generali da perseguire, i fabbisogni della collettività, le specifiche esigenze qualitative e quantitative da soddisfare anche in relazione alla tipologia di utenza alla quale gli interventi da realizzare sono rivolti;

b) il piano delle risorse/dei costi;

c) il programma dettagliato dei tempi di realizzazione;

d) il piano della qualità che stabilisce i requisiti qualitativi essenziali rispetto allo sviluppo del progetto ed i modi per monitorarla e verificarla;

e) il piano degli approvvigionamenti (procurement) che contiene elementi su tutto ciò che deve essere acquistato dal progetto;

f) il piano della comunicazione;

g) le lezioni apprese da precedenti progetti (elementi positivi e negativi che rappresentano parte rilevante della base di conoscenza);

h) la valutazione costi-benefici;

i) le modalità procedurali relative ad eventuali modifiche e varianti da approvare nel corso di realizzazione del progetto;

j) il costo del denaro nel tempo laddove il progetto dovesse estendersi per un lungo periodo.

Si dovrà rivedere il quadro normativo che regolamenta gli incentivi per il RUP incaricato di elaborare il progetto e seguire tutte le fasi conseguenti nei tempi e nei modi proposti, prevedendo, parimenti adeguate sanzioni in caso di inottemperanza.

5. Dissesto organizzativo dell’ente. Qualora un ente pubblico locale e territoriale non porti a termine nei tempi e nei modi previsti atti e interventi fondamentali, come tali individuati ad esempio nel Documento unico di programmazione, scattano misure che determinano l’azzeramento delle indennità di risultato dei dirigenti, l’impossibilità di conferire incarichi consulenziali e di assumere nuovo personale. Contestualmente vanno pensati incentivi e giusta retribuzione dei dirigenti e funzionari parametrati ai risultati e alla complessità del lavoro svolto, nonché aggregazione di personale al fine di rendere maggiormente funzionali le realtà più piccole.

Queste misure darebbero un reale slancio alla capacità delle pubbliche amministrazioni di agire nella direzione dei fatti da realizzare e dei servizi da rendere ai cittadini, indebolendo la consuetudine a considerare fondamentale il solo ossequio delle forme da rispettare.

Muovendoci in questa direzione, dimostreremo di aver compreso la lezione che abbiamo ricevuto e di essere all’altezza di questo interrogante tempo nuovo di fronte a noi che non permette incertezze ed esitazioni.

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