La mia simpatia non manca mai al sindaco di Pescara, è un sentimento dovuto nei confronti di chi è il primo cittadino, e anche mio non immediato successore in una carica tanto difficile e impegnativa.
Sono semmai stupito quando Carlo Masci, nel far riferimento al possibile lungo resoconto del suo operato burocratico, immagina che mi farebbe piacere poiché nello “stile criptico ci sguazzo con naturalezza”. Credo che quel criptico sia una voce dal sen fuggita al suo pur abile portavoce, da me molto ammirato anche come storico principe di questa città. Confido, infatti, che non ci sia nulla di misterioso o di oscuro nell’azione amministrativa del sindaco. Ed è una speranza che nutro sia come cittadino che come senatore, in questo non vivo il dissidio tra persona e ruolo che Masci pare avvertire quando rivolge il pensiero nella mia direzione.
Mi preoccupa, semmai, che il sindaco faccia mostra di ignorare il mio operato come senatore in questa gravissima emergenza. La preoccupazione è duplice, e riguarda sia l’oggetto del mio impegno, che il suo ambito. Su quest’ultimo aspetto non credo sia necessario ricordare che le competenze sindacali non spettano ai parlamentari, ma al sindaco pro tempore. Masci sa che io le conosco bene per averle esercitate senza risparmio nell’interesse della città e anche lui ben le conosce, visto che anche nel 2003 gli riuscì quasi di diventare sindaco la prima volta, salvo arrivare secondo al ballottaggio dopo di me. Non vedo, dunque, perché Masci si lamenti del fatto di aver dovuto assumere le decisioni di sua stretta competenza senza il mio intervento. Io sono a disposizione di tutti gli amministratori locali della regione, e anche di fuori regione, ma naturalmente intervengo su loro richiesta.
Masci sa che non mi sottraggo, ma che non amo fare ingerenze.
Questo precisato, mi sorprende che Masci affermi che io sia tornato in azione dopo la quarantena, perché in questi due mesi, pur rispettando tutte le norme nazionali e locali sul distanziamento sociale, la mia officina di lavoro è stata in azione senza soste e mi fa piacere offrirne anche in questa occasione un breve ma denso resoconto. La mia sorpresa nasce dal rilievo pubblico delle mie iniziative di cui un sindaco dovrebbe essere sempre consapevole.

In questi sessanta giorni ho esercitato con il massimo impegno e con diligenza e onore il mandato parlamentare di senatore della Repubblica, un mandato che anche Masci conosce perché anche il quel caso gli riuscì quasi di sfiorare l’elezione, e quasi prevedendone in buon esito si era preparato a puntino su quello che avrebbe dovuto fare.
Dunque in Senato ho presentato un disegno di legge sulla riproduzione fonografica e audiovisiva degli atti del processo penale e delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari, una interpellanza, quattro interrogazioni, un ordine del giorno in commissione, ho firmato trentotto emendamenti, ho partecipato a sei riunioni della commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, quattro riunioni della commissione parlamentare per le questioni regionali, dieci sedute della commissione finanze, diciotto sedute dell’Aula, ovvero sostanzialmente a tutte quelle che sono state convocate in questo periodo.
Naturalmente questo riguarda solo la dimensione più strettamente istituzionale del mio ufficio.

Accanto a questo c’è la parte non meno rilevante della rappresentanza della Nazione e del territorio che mi ha visto impegnato nella realizzazione di duecentouno iniziative finalizzate a:

1) Favorire il rientro di ventuno connazionali che si trovavano all’estero;

2) Svolgere attività per l’adeguamento del servizio sanitario abruzzese all’emergenza Covid-19, favorendo interlocuzione con l’OMS e i presidi più avanzati in Italia nella lotta all’epidemia, la fornitura di respiratori e di dispositivi di protezione individuale al personale sanitario, inclusi i medici di famiglia, la salvaguardia di presidi ospedalieri di eccellenza per l’oncologia come il centro senologico di Ortona, la formulazione di proposte per il miglioramento dei servizi;

3) Favorire la fornitura e la messa in opera della fibra in ventidue comuni non ancora raggiunti da questa fondamentale infrastruttura digitale;

4) Salvaguardare le città e i paesi maggiormente colpiti dall’epidemia nella Vestina e nella Val Fino;

5) Affrontare la grave questione della prevenzione dell’epidemia nei penitenziari;

6) Assicurare il sostegno al comparto della pesca, a partire dalla liquidazione di quanto dovuto in relazione al fermo biologico dell’annualità precedente;

7) Sensibilizzare la Rai a una programmazione che faccia fronte ai bisogni formativi e culturali dei ragazzi che stanno vivendo la complessa fase della sospensione delle attività didattiche;

8 ) Promuovere misure a favore di coloro che assistono le persone ammalate, ovvero i cosiddetti caregiver.

9) Confermare le risorse necessarie alle province, amministrazioni di cui Masci conosce bene il fabbisogno finanziario, poiché anche in quel caso fu quasi eletto a presiedere quella della Provincia di Pescara.

Tutte queste azioni che mi sono limitato a richiamare per sommi capi possono essere riscontrate nel dettaglio cliccando sul link https://www.lucianodalfonso.it/2020/04/29/report-attivita-svolte-nella-fase-emergenziale-da-covid-19-senatore-luciano-dalfonso/.

Questo detto vorrei invece che Carlo Masci ci spiegasse perché ha firmato quella funesta ordinanza, che qualcuno con infantile rimembranza definisce “tana libera tutti”. Ha risposto a un ordine di partito o a un sussulto emotivo provocato da un richiamo del Prefetto che lo invitava opportunamente a serbare la vigilanza? Masci non ignora che il Prefetto rappresenta il Governo nel territorio e quindi in qualche modo è espressione della premura dello Stato, soprattutto nelle fasi più critiche ed emergenziali. Rinnovo la domanda: perché quella ordinanza? E, ancora, si è già adoperato il Sindaco per fare in modo che si rilevi quanto possa aver inciso sulla dinamica del contagio quella marea che la sua ordinanza ha fatto riversare per i viali della città?

Tutto questo rispondo a Masci nel merito delle questioni. In relazione al linguaggio “contorto e barocco” che mi apparterrebbe, mi riservo di confrontarmi con chi ha steso la sua replica. Apprezzo che il Sindaco non lo citi, così come non cita, assumendosene la responsabilità, gli atti che ordinariamente firma, inclusa l’ordinanza sciagurata che sarebbe stato un bene per la città evitare di scrivere e di firmare.

Luciano D’Alfonso

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