Il senatore analizza la gestione dell’emergenza, suggerisce strategie e lancia qualche frecciata al presidente Marsilio 

Un’intervista con Luciano D’Alfonso, ex presidente della Regione Abruzzo e adesso senatore della Repubblica, è sempre motivo di riflessione, condivisione e curiosità. Come avrebbe gestito l’emergenza, cosa ha fatto in questo periodo per gli abruzzesi, cosa si dovrà fare. Ecco tutte le risposte. 

Senatore D’Alfonso, da governatore emerito della Regione Abruzzo, mi permetto di chiederle come, secondo lei, sta lavorando l’attuale presidente Marsilio?
Lo vedo alle prese con un lavoro che a volte lo disorienta. Non nego che sia impegnato ma mi sembra che non abbia risolto il rapporto con questa regione.  Mi sembra anche che stia pagando un prezzo rispetto a questo disorientamento. Non ho difficoltà a riconoscere che abbia voglia di fare ma il suo impegno non basta. Mi spiego meglio. Ai tempi del presidente Mattucci l’Abruzzo fu diviso idealmente in 12 zone individuandone caratteristiche, criticità, esigenze. Dopo, con il Masterplan di un miliardo e mezzo di euro abbiamo distribuito le risorse proprio basandoci su questa fotografia. Marsilio, purtroppo, non può sapere di quanto fatto precedentemente perché, pur uomo della politica, ha vissuto un’altra realtà territoriale. Togliere fondi al porto di Ortona, ad esempio, come ha fatto recentemente, è un’azione che nessuno e dico nessuno avrebbe mai fatto. Così come togliere fondi all’Izs per lo sviluppo di quei laboratori che oggi stanno dando una grossa mano alla sanità abruzzese, è stato un grande errore. 

Nella gestione dell’emergenza sanitaria avrebbe potuto fare di più? 
Preferirei rispondere in altri termini. Si è fatto cogliere di sorpresa non avendo nominato i vertici della Asl. Sia quella di Teramo che di Pescara sono guidate da un facente funzioni. E in un momento storico come questo non è di certo la cosa migliore. Perchè un reggente non può avere gli stessi pieni poteri di un effettivo direttore generale.Anche per quanto riguarda i fondi da rastrellare per gli aiuti economici alle famiglie in difficoltà, come dicevo prima, non bisognava toglierli dal Masterpan. Avrebbe dovuto lavorare da prima per ottenere ad esempio i fondi Cipe e comunque, avrebbe dovuto rastrellare da altri settori. Io avrei già messo in piedi un progetto per sostenere le zone rosse o ex zone rosse più colpite dalla pandemia. Insomma, è necessario individuare zone rosse “regionali” sulle quali costruire un prodotto progettuale da sottoporre a Governo per ottenere finanziamenti. Bisogna lavorare in anticipo, altrimenti si resta in dietro nella ripartenza e la Fase 2, non la vedi mai. Urge alla regione un piano per rimettere in moto la macchina. Un piano per le 120mila imprese, i 305 comuni, i 6mila dottorati di ricerca, i 61mila volontari, i 504mila occupati. Un progetto in grado creare risorse finanziarie e normative che dia respiro all’economia confrontandosi anche con le regioni vicine. 

Senatore ma lei, in questo periodo di pandemia ed emergenza, cosa ha fatto per la regione? 
A parte il grande impegno in questi 50 giorni per risolvere circa 300 importanti situazioni di abruzzesi e studenti che con l’Erasmus erano rimasti bloccati all’estero, (e per questo ho contattato quotidianamente ambasciatori dell’intero pianeta, ho espresso la mia attenzione alla Val Fino e a tante altre località abruzzesi attraverso contatti pressoché quotidiani con il premier Conte. Un forte impegno l’ho profuso anche per l’installazione della fibra ottica in modo particolare per tanti piccoli comuni dell’entroterra. Grande impegno per rinvenire e far arrivare in Italia, dopo una lunga corrispondenza epistolare con l’ambasciatore della Federazione Russa, ben 700mila mascherine FFFP3 praticamente disperse. La nota simpatica è che non si comprendesse chi fosse il fornitore, fin quando si appurò che era la signora Cazzaro. Ed è vero, non scherzo, ho tutta la documentazione. 

Serena Suriani



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