In America si profila una competizione per la presidenza tra due miliardari.
Bloomberg e Trump, dall’alto dei loro stratosferici patrimoni personali, si contenderanno il mandato presidenziale più importante del mondo.
In questo modo la politica tornerebbe ad essere un’attività solo per ottimati, per quei pochi dotati dei mezzi necessari a ingraziarsi il favore popolare.

Se negli States questo sta avvenendo in conseguenza delle peculiari caratteristiche di quel sistema, da noi sembra che cose analoghe possano accadere per il concorso da un lato di quell’opinione dominante secondo la quale la politica non deve essere finanziata con risorse pubbliche, dall’altro, potremmo dire involontariamente, come conseguenza di certe iniziative della magistratura che sembrano qualificare come criminale e corruttivo ogni tipo di finanziamento privato all’attività politica.

Il punto è che la politica costa, soprattutto in un tempo come questo in cui le persone sono meno orientate a vivere una militanza quotidiana e costante, ma ogni volta si deve ricominciare da capo a fertilizzare pensiero, a motivare attenzione e simpatia, mettendo in campo nuove idee, proposte, occasioni per trovarsi e ritrovarsi.

Negli ultimi anni la Fondazione Open si è occupata di questo e con il suo lavoro e la sua capacità di mettere in campo risorse è riuscita a porre al centro dell’agenda politica le idee con cui Matteo Renzi ha guidato l’Italia col governo dei 1000 giorni che ha rappresentato la più compiuta ed efficace stagione riformista che noi abbiamo modo di ricordare.

Tutto questo non può essere criminalizzato con la consueta prassi dell’iperrubricazioni di reati presunti che al termine dei processi non trovano alcun riscontro. Qui non c’è in ballo il destino di un uomo, di una fondazione o di un nuovo partito. Qui si tratta della stessa praticabilità della politica per cittadini che non dispongono di patrimoni milionari tali da permettere loro di spendere senza risparmio per far prevalere le loro idee sulla scena pubblica.

Credo sia necessaria un’assunzione di responsabilità da parte di chi ha a cuore la salute dell’esercizio della democrazia in questo Paese: finanziare la politica, ovvero creare le condizioni perché idee, progetti e proposte possano diventare realtà e vita nel tessuto sociale, non può essere di per sé un crimine. Occorrono il coraggio e la coerenza di chi è chiamato a legiferare, la prudenza di chi deve vigilare, l’onestà di chi ha il compito di informare. Altrimenti la democrazia non sarà altro che la finzione formale del gioco con cui i ricchi si alterneranno nella gestione del potere. Uno scenario che tutti abbiamo il dovere di scongiurare con decisione e con franchezza.

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