Nel nuovo appuntamento settimanale con i cittadini, come componente della Commissione Bicamerale per le questioni Regionali, ho ritenuto doveroso informarvi sull’attuale tentativo di riforma delle autonomie differenziate che sarà presto al vaglio delle Camere, ai sensi dell’art. 116 della Costituzione italiana che consente quelle che definisco “autonomie potenziate”. Il terzo comma del suddetto articolo prevede infatti la possibilità di attribuire forme e condizioni particolari di autonomia alle Regioni a statuto ordinario sulla base di preliminari intese con lo Stato. Il problema che ci si pone riguarda la questione dei rischi legati al riconoscimento di maggiori forme di autonomia alle Regioni e alla necessaria correlazione di risorse finanziarie che deve accompagnare tale processo. Il rischio più alto è che venga leso il principio di solidarietà su cui si fonda lo Stato italiano, determinando una tripartizione del sistema Paese: nord, centro e sud Italia. Nella sostanza, l’ampliamento delle materie di competenza regionale comporta necessariamente un “trascinamento” della maggiore copertura finanziaria per quelle regioni che per tradizione istituzionale hanno una maggiore capacità di funzionamento, offrendo al cittadino più competenze e più servizi. 

E, dunque, se la dotazione della finanza pubblica nazionale ammonta a 847 miliardi di euro e tale fondo dovrà alimentare quelle Regioni capaci di assolvere a un numero maggiore di funzioni e di servizi, si determinerà come corollario una ripartizione delle risorse pubbliche differenziata e sbilanciata a favore delle Regioni che otterranno il riconoscimento di un supplemento di materie di propria competenza.

In questo modo, nelle materie che oggi sono di prioritario interesse per le regioni come ad esempio i trasporti, alcune regioni dovranno corrispondere in proprio per l’esercizio del diritto alla mobilità, ed altre la cui dotazione infrastrutturale ha già superato la vita tecnica non avranno così capacità finanziaria per far fronte al fabbisogno di manutenzione.

Di questo abbiamo parlato anche alla Commissione bicamerale delle questioni regionali audendo l’On. Toninelli, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. L’obiettivo principale della riforma che serve al paese deve essere quello di assicurare più funzionamento, pervasività e uguaglianza delle prestazioni necessarie a garantire il diritto alla sanità, alla mobilità, alla sicurezza nei luoghi, all’approvvigionamento energetico, cercando di eguagliare i livelli qualitativi e quantitativi delle prestazioni al nord e al sud senza differenze di capacità di prestazione. 

Dobbiamo far sì che il paese assomigli ad un sistema univoco dove l’unità deve dare luogo all’espressività della stessa capacità e della stessa qualità della prestazione di servizi, sfruttando anche l’alleanza tra le Regioni, come previsto dall’art. 117 della Costituzione al fine di aprire un dossier di collaborazione strategica sulle grandi questioni nazionali.

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