Quarantadue pagine modernamente dattiloscritte per restituire il diritto al voto a 15.000 cittadini residenti a Pescara sulle elezioni del Comune non sono liquidabili come una ‘quisquiglia’. Un Consiglio di Stato che impiega quasi un mese per scrivere una sentenza dettagliata, circostanziata, che rimanda al voto 23 sezioni elettorali della città, non è una svista procedurale, ma è una valanga di pensiero e di considerazioni che oggi ha travolto le certezze di chi per un anno e mezzo ha continuato a difendere posizioni che alla luce degli ultimi accadimenti appaiono meno consolidate del previsto.

Immagino la difficoltà dei giudici nel valutare i fatti, immagino il combattimento giuridico e amministrativo nel rimandare alle urne una città intera, valuto una sentenza che comunque ribadisce l’illegittimità di verbali, di conteggi errati, di controlli sfuggiti, frutto di una fretta verificatrice che ha mal consigliato generando un’amministrazione in carica sulla quale, comunque, aleggerà sempre un alone di incertezza, di dubbio quando non di sospetto concreto.

I fatti sono chiari: ci sono sicuramente 23 sezioni elettorali in cui i Presidenti di seggio non sono stati all’altezza del rilevante compito ad essi assegnato, quello di garantire alla città di Pescara un’amministrazione comunale legittimamente eletta. In alcuni casi sono scomparse schede, in altri casi sono sbagliati i numeri da pallottoliere riportati nei verbali, in altri casi ancora i verbali sono stati riconsegnati incompleti o vuoti. Il primo dato fattuale è la carenza di serietà in quelle sezioni elettorali dove sempre si vive un clima di scampagnata domenicale tra pizzette e pastarelle della domenica.

Poca la consapevolezza del ruolo svolto da Presidenti e scrutatori, pubblici ufficiali a tutti gli effetti, che nei giorni del voto hanno una responsabilità istituzionale, morale e professionale assoluta. E’ mancata la vigilanza del personale comunale addetto ai monitoraggi; è mancata l’attenzione della politica, più interessata al risultato finale che alla correttezza delle procedure in corso di svolgimento.

Il Consiglio di Stato ha assunto su di sé l’onere di una decisione tutt’altro che facile, ma è un errore politico e amministrativo valutare la sentenza come una vittoria del centrodestra e una sconfitta per i suoi oppositori. La verità è altra e la maggioranza in carica lo sa bene: in 23 sezioni entro 60 giorni dovrà essere ripetuto il voto, i cittadini dovranno rientrare nelle urne per confermare il parere eventualmente espresso nel 2024 o anche per modificarlo, un parere che potrebbe anche far pendere la bilancia a favore di un ballottaggio. Dunque, se Sparta piange, come nelle migliori tradizioni anche Atene non ha nulla per cui festeggiare.

Le elezioni si distinguono in regolari e irregolari, non è che uno è irregolare poco ed è regolare poco, o sono regolari o irregolari, qui due livelli della magistratura amministrativa competente hanno accertato l’irregolarità delle elezioni, adesso si tratta anche di capire se c’è stato dolo, colpa, pigrizia o sbadiglio, e almeno a Pescara ci sono le Autorità del Diritto penale capaci di accertare come e perche’ le elezioni siano state documentalmente taroccate.

Continuano a sorprendermi le reazioni del centrodestra che accusa i ricorrenti di ‘far perdere tempo alla città’, quasi a chiedere di rinunciare alle proprie legittime azioni di giustizia amministrativa. È tempo allora di fare un bagno di realtà e di rinfrescare la memoria a chi, evidentemente, soffre di amnesia selettiva riguardo alla propria storia politica e legale. Sarebbe opportuno che questi signori ricordassero che, ogni volta che hanno perso a Pescara, il ricorso alla giustizia amministrativa è stata la loro prima, e spesso unica, reazione. Lo hanno fatto nel 2003, come dimostrano gli atti, e lo hanno fatto anche nel 2008. La sconfitta del 2008, in particolare, che ci vide vincere al primo turno, scatenò non solo un ricorso in sede amministrativa, ma anche una insistente e dispendiosa attività di denuncia giudiziaria, avvenuta con una sapiente regia di fonti anonime, spifferi di vetturieri sdivisati, esposti al limite della calunnia. Si ingegnarono in ogni modo per denunciarmi all’autorità giudiziaria, orchestrando un “lavoro a tante mani” dentro il Comune e accendendo una autentica macchina del fango. In questo caso è evidente che a fronte di una memoria ballerina, ci sono le carte documentali che tengono vivo il ricordo.

Un ulteriore dato è certo: al di là del nuovo esito delle urne, la sentenza del Consiglio di Stato ha rafforzato la necessità di traghettare velocemente Pescara verso il processo di fusione, sperando che Nuova Pescara non si pregiudichi la reputazione con i lividi procedurali accertati, rispettando senza deroghe la data del primo gennaio 2027 quale scadenza per lo scioglimento del Consiglio comunale della città adriatica. Oggi tale appuntamento ha assunto il carattere dell’impellenza per restituire piena legittimità amministrativa, decisionale e istituzionale alla squadra di governo che deve guidare Pescara, per eliminare qualunque ombra di sospetto, qualunque fastidio o prurigine da tutti gli atti che una pubblica amministrazione deve produrre incidendo sulla vita della sua comunità.

Il Messaggero
Il Centro

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