Il silenzio irrisolto di chi governa sulle condizioni di insostenibile impraticabilità dell’Autostrada A14 produce un’eco nei palazzi istituzionali che impone domande e pretende risposte risolutive e tempestive. Perché non si organizzano i cantieri al fine di renderli compatibili con le normali e quotidiane esigenze dell’utenza? Perché non si interpellano gli esperti più autorevoli della mobilità per chiedere un supporto in una situazione di evidente difficoltà non solo gestionale, ma ideativa e progettuale?
- Partiamo dalla premessa: l’Autostrada A14 nel tratto abruzzese, lungo circa 142 km, con 76 ponti e viadotti, 86 cavalcavia e 14 gallerie, versa in condizioni di oggettiva criticità. Ma mi chiedo: lo stato attuale di quell’asse dipende dall’assenza di manutenzione, ordinaria e straordinaria, lunga 30 anni? Esiste una mappa delle lavorazioni condotte in quei lunghi 30 anni? Esiste un nome e cognome di avrebbe dovuto vigilare?
- A fronte di un cantiere tanto pervasivo, diffuso e limitante, ha senso continuare a far pagare il pedaggio?
- E immaginabile pensare e disporre una diversa organizzazione della produzione di cantiere, puntando sui lavori notturni e ovviamente mettendo da parte il prezziario regionale? Perché è evidente che un supplemento di dedizione da parte delle imprese dedicate e l’impiego di misure necessariamente maggiori per garantire la sicurezza delle maestranze vada compensato e riconosciuto.
- È possibile che non si riesca a individuare una alternativa viaria guidata, che è necessaria perché arrivati a un certo punto l’A14 si trasforma in un abisso? Oggi ci sono centinaia di utenti che non riescono ad arrivare in tempo ad appuntamenti di salute, di lavoro, di studio, aziende che non riescono a rispettare i tempi di consegna delle merci con danni incalcolabili che stanno generando la fuga dall’Abruzzo per un’autostrada che diventa canaglia
Oggi c’è un’urgenza: quelli che sono giustamente pagati di più per l’impiego della propria intelligenza all’interno delle società autostradali si convochino per aprire un confronto chiaro e per affrontare oggi quel problema che non è stato oggetto di pensiero e di attenzione per 30 anni.
I gestori delle Autostrade hanno un fondo e c’è la Cassa Depositi e Prestiti, ovvero hanno dove attingere per cercare risorse. Comprendo che mentre tutti hanno grande dimestichezza con gli incassi, qualcuno ha maggiori difficoltà nel progettare lavori necessari e obbligatori, ma possono affidarsi agli esperti, peraltro un dovere oggi quando buona parte di quei gestori sono sotto processo per le mancate manutenzioni, e personalmente esprimo solidarietà perché poi sarebbe opportuno, oltre che interessante, capire chi non ha fatto fare quei lavori.
