Le norme vanno lette, studiate e non interpretate: ieri il Senato ha approvato la legge di conversione del DL 116/2025 che, tra gli altri temi che riguardano rifiuti e Terra dei fuochi, parla anche della ricostruzione post-emergenza delle zone danneggiate dal maltempo a Chieti con uno stanziamento importante e la nomina di un Commissario per gestire il dossier. Ora la norma deve approdare alla Camera per l’ultimo passaggio prima di essere emanata. Questi sono i fatti. Ciò che va chiarito è che la nomina di un Commissario non archivia sic et simpliciter ciò che è stato statuito in precedenza, ovvero l’ordinanza già emanata lo scorso 8 settembre dal Dipartimento della Protezione civile nazionale e che pone il limite perentorio di 60 giorni per consentire ai singoli cittadini di presentare domanda per accedere al contributo di ristoro per la perdita o il danneggiamento della propria abitazione in seguito al maltempo datato 2023.

Quel termine capestro risulta oggettivamente non applicabile per 200 famiglie, ovvero 800 cittadini, vittime di frane a Chieti e va prevista una proroga dei termini specifica e puntuale da verificare con la reale situazione del territorio.

L’antefatto ci racconta di un grave episodio di maltempo che due anni fa ha colpito la città teatina, con un’alluvione di forte entità e lo smottamento franoso di un’intera collina. Aperto lo stato di emergenza, 200 famiglie residenti sono state evacuate, sgomberate, alcune hanno visto l’abbattimento immediato delle loro abitazioni (almeno 2 palazzi in zona Santa Maria), operata e pagata dallo Stato, altre sono state semplicemente allontanate tramite ordinanza sindacale con il divieto di rientrare in alloggi comunque pericolanti, in attesa di capire gli esiti definitivi di quella frana e i successivi movimenti collinari, anche attraverso un monitoraggio geologico necessariamente lungo, diluito in un arco temporale adeguato, per garantire un rientro o una ricostruzione in sicurezza, e per delimitare quella che potrebbe essere classificata in modo definitivo come ‘zona rossa’

Purtroppo le pastoie burocratiche hanno determinato un buco procedurale-comunicativo e l’esito di tale assenza-carenza amministrativa oggi rischia di impedire a 200 famiglie abruzzesi di accedere a quel ristoro che è loro diritto: I’8 settembre scorso il Dipartimento della Protezione civile, sacramentando la fine della fase emergenziale, ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale un’Ordinanza dettando tempi, modalità e scadenze da adempiere entro 60 giorni per poter avanzare una minima istanza di quelle somme, le ‘domande di contributo’, che servono per restituire una casa a chi l’ha persa o l’ha vista irrimediabilmente danneggiata nell’alluvione.

Ordinanza che ha valore per l’intero Paese, ma che purtroppo non tiene conto di realtà soggettive e specifiche che meritano invece considerazione.

Le criticità che vanno superate su Chieti riguardano innanzitutto le tempistiche che sono incompatibili con lo stato dei monitoraggi: l’Ordinanza prevede l’obbligo di presentare, entro 60 giorni dalla pubblicazione, la documentazione specifica tra cui il contratto preliminare, definitivo o la promessa di acquisto di un nuovo immobile, insieme alla perizia tecnica. Ma quelle 200 famiglie non sono nelle condizioni di procedere in tal senso: a oggi la maggior parte delle vittime, non disponendo dell’esito dei monitoraggi, non sanno ancora se la loro abitazione sarà eventualmente ristrutturabile o meno, quindi se dovranno acquistare un immobile ex novo in un altro sito, o ancora se, nonostante la demolizione, quella collina franata sarà di nuovo resa edificabile ed eventualmente a quali condizioni e con quali criteri. Situazioni tanto differenziate che evidentemente imporranno anche costi diversi, ed entro 60 giorni i cittadini non avranno modo di disporre di tali dati né potranno quantificare la qualità del contributo da richiedere al Dipartimento di Protezione civile. E non sapendo se potranno recuperare o meno la propria casa nel sito, come possono procedere con una promessa d’acquisto per un nuovo immobile che rappresenta un impegno di vita?

E evidente che la tempistica individuata nell’ordinanza crea un cortocircuito procedurale: i cittadini sono chiamati a rispettare scadenze e requisiti che, in assenza di informazioni tecniche complete, non possono essere materialmente soddisfatti. Vi è di più: non essendo noto l’importo del rimborso che verrà riconosciuto a ciascun proprietario, risulta impossibile pretendere un impegno formale all’acquisto di un nuovo immobile con implicazioni economiche e personali che non possono essere assunte in assenza di informazioni essenziali sul contributo effettivamente riconosciuto.

Nell’ordinanza, ancora, l’accesso ai fondi è subordinato alla condizione che l’immobile danneggiato sia già stato demolito o venga demolito prima dell’erogazione dei contributi. E anche in questo caso Chieti presenta un’anomalia procedurale, visto che l’elenco definitivo degli immobili da demolire non è ancora stato ufficializzato, impedendo la presentazione di domande complete e coerenti. Va inoltre chiarita la previsione di un contributo fisso di 10mila euro per ciascun nucleo familiare per i costi di demolizione, che rischia di generare una disparità di trattamento rispetto alle demolizioni dei due palazzi già avvenuta senza alcun onere economico a carico dei residenti e con una spesa complessiva di circa 400mila euro.

Queste sono le criticità che non possono essere superate, se non espressamente esplicitato, dalla legge di conversione né tantomeno dalla nomina di un Commissario che, anzi, avrebbe il compito specifico di applicare quell’ordinanza, accelerando ulteriormente le procedure.

Dovremo chiaramente intervenire alla Camera per statuire la proroga dei termini perentori di 60 giorni dell’ordinanza fino al completamento dei monitoraggi tecnici e alla definizione dell’elenco ufficiale degli immobili da demolire. Quindi la sospensione dei termini fino alla comunicazione ufficiale degli importi dei contributi riconosciuti e dell’elenco definitivo degli immobili interessati. La pausa temporale che si verrà a determinare ci consentirà anche di sottoporre a migliore valutazione altri quesiti posti dal Comitato, come la situazione dei cittadini che hanno volontariamente abbandonato la propria casa, presente sempre sulla collina franata, ma non sottoposti a ordinanza di sgombero e la valutazione della situazione urbanistica del sito, che spetta agli Uffici comunali.

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